giovedì 16 marzo 2023

A proposito di... capezzoli e latte

A proposito di... capezzoli e latte

 

Nell'epoca pre-internet, avendo da sempre vissuto con gatti e conigli, per sapere quanti capezzoli avessero le cavalle, senza cercare un testo di veterinaria, dovetti aspettare di incontrarne una e guardarle tra le cosce. Idem con le pecore.
 
Adesso, per ottenere informazioni di questo tipo basta un computer collegato in rete: le mucche ne hanno 4, le scrofe possono averne fino a 14 o 16, le cagne 10, l'opossum della Virginia ne ha 13, le gatte e le coniglie 8 (ma ci sono razze che ne hanno 4 o anche 12), l'orsa ne ha 6, l'elefantessa, la pipistrella, la delfina e la balena 2. 
 
Mi ricordo di un episodio, raccontatomi anni fa dal mio medico agopuntore, riguardante un suo paziente che aveva un capezzolo in più, senza però la relativa ghiandola mammaria. C'è chi li toglie per ragioni estetiche, soprattutto se donne, e chi invece no.
 
Man mano che il feto si sviluppa, i capezzoli iniziano come gemme di cellule epiteliali, che continuano poi a svilupparsi in capezzoli. Normalmente, durante lo sviluppo ci sono più gemme di quante ce ne saranno effettivamente alla nascita dell'animale. Le altre gemme col tempo regrediscono da sole. È abbastanza comune nelle mucche, tuttavia, trovare capezzoli extra. Queste sono gemme che hanno continuato a svilupparsi e formare capezzoli. Ma non è detto che, anche se c'è una tettarella in più lì, sia presente il tessuto mammario o le ghiandole galattofore. 
 
Il motivo per cui le mucche degli allevamenti intensivi finiscono al macello molto giovani (e non si reggono più in piedi per lo sfinimento) è dovuto al fatto che, per produrre circa 4 litri di latte al giorno, una mucca (allevata per la carne) che allatta il suo vitello pomperà circa 500 litri di sangue attraverso la mammella.
È molto, anzi troppo, sangue per le mucche da latte che, per 10 mesi, producono invece 28 litri di latte al giorno!! 
Una scelta alimentare vegan anziché vegetariana, oltre che per la propria salute, è auspicabile anche per questi motivi.

giovedì 9 marzo 2023

Hibakujumoko, o "alberi superstiti"

 

Ad Hiroshima e a Nagasaki, alcuni alberi sopravvissuti alla bomba atomica sono oggetto di riconoscimento e di speciali attenzioni. Appartengono a più di 30 specie differenti (l'elenco completo è stato redatto dall’Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca ed è consultabile sul sito ufficiale dell’organizzazione internazionale) e simboleggiano la speranza dopo l'annientamento. Sono soprannominati 被爆樹木 Hibakujumoko, "alberi superstiti". Tra questi, anche un salice piangente (Salix babylonica), il più vicino all’epicentro di Hiroshima, con una distanza di appena 370 metri.
 
Durante un viaggio in Giappone, Stefano Mancuso ha avuto modo di studiare le caratteristiche che hanno permesso alle piante di resistere agli oltre 4000° Celsius sviluppatisi nei pressi dell’ipocentro dell’esplosione: le loro radici sono sopravvissute in quanto protette dalla loro posizione interrata e grazie al suolo che è quindi riuscito a fare da scudo anti-nucleare. 
 
Ulteriore ragione della vitalità degli Hibakujumoku è insita nella composizione delle piante in generale, fatte cioè da una struttura unitaria, ma costituita da molteplici moduli autosufficienti gli uni rispetto agli altri.
Di tali alberi superstiti, presenti in tutto il mondo ovunque siano avvenuti disastri (un albero è presente a New York City), vengono scambiati i loro semi in segno di pace nel corso di cerimonie ufficiali.
 
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c4/Nagasaki_Sanno_Shrine_3.jpg 
photo from wikipedia

domenica 5 marzo 2023

Nuove prove scientifiche suggeriscono che le temperature sono rimaste stabili in Groenlandia per 60 anni, a parte un salto improvviso di 1°C nel 1994

Sono emerse nuove affascinanti prove scientifiche che mostrano temperature stabili in Groenlandia per almeno 60 anni, con un salto improvviso di appena 1°C intorno al 1994. Le recenti scoperte di un gruppo di meteorologi ambientali getteranno ulteriori dubbi sull'ipotesi non dimostrata che gli esseri umani abbiano cambiamenti del clima artico. In un documento molto dettagliato, gli scienziati mostrano che i cambiamenti climatici possono essere attribuiti a variazioni naturali causate da due correnti d'aria significative.

Gli scienziati segnalano un aumento significativo delle temperature dell'aria vicino alla superficie della Groenlandia (T2m) intorno al 1994, con temperature relativamente stabili nei periodi precedenti (1958-93) e successivi (1994-2020). In una scoperta cruciale, gli scienziati affermano: "La variabilità della circolazione atmosferica su larga scala può spiegare efficacemente questa variabilità interdecennale della Groenlandia T2m". Questi sono causati dalla North Atlantic Oscillation (NAO) e dal Greenland Blocking Index (GBI). Il NAO è causato da differenze latitudinali nella pressione dell'aria, mentre il GBI è una cresta di alta pressione settentrionale che porta alla depressione nella corrente a getto. Le correlazioni delle temperature con i movimenti nella NAO e nel GBI sono risultate "altamente significative". Sullo sfondo del rapido riscaldamento improvviso del 1994,

La serie chiave di grafici di temperatura è mostrata di seguito.

Questi grafici mostrano il record di temperatura per sei aree della Groenlandia con (g) il record costiero e (h) tutto il paese. La stabilità è generalmente mostrata in tutte le aree a parte l'improvviso balzo intorno al 1994. Tutte mostrano un raffreddamento fino agli anni '90, sebbene il nord si sia riscaldato leggermente prima del sud. Si dice che l'entità del salto di temperatura nel 1994 mostri una chiara differenza nord-sud, diventando progressivamente maggiore con l'aumentare della latitudine.

Le prove presentate in questo documento minano il dogma scientifico "consolidato" che incolpa tutti o i più recenti cambiamenti delle temperature globali sulle proprietà di una sola traccia di gas atmosferico. Un gas, l'anidride carbonica, di cui gli esseri umani stessi sono responsabili solo del 4% delle emissioni atmosferiche annuali. Il professore emerito del MIT Richard Lindzen ha a lungo sostenuto che i cambiamenti di temperatura sono causati da flussi di calore dinamici nell'atmosfera e negli oceani causati da differenze di latitudine. I cambiamenti nella temperatura media "sono principalmente dovuti a cambiamenti nella differenza tra tropico e polo e non a cambiamenti nell'effetto serra", dice. Nel corso dei millenni, la temperatura ai tropici è rimasta poco modificata, una situazione osservata nel record attuale.

L'Artico si è riscaldato negli ultimi tempi a un ritmo più veloce rispetto al resto del pianeta, anche se come possiamo vedere, nel caso della Groenlandia, la media è quasi interamente dovuta a un balzo annuale di 29 anni fa. Questo riscaldamento è stato considerato una prova incontrovertibile del cambiamento climatico antropogenico. Ovviamente non è una cosa del genere, anche perché ci sono prove crescenti che tale riscaldamento è causato da forze naturali. L'ipotesi del riscaldamento globale che sia tutto causato dall'uomo rimane non dimostrata, senza un solo documento scientifico credibile che dica il contrario. Il professor Lindzen lo mette in modo più schietto, osservando che l'attuale "assurda narrativa scientifica" ci lascia con un movimento quasi religioso con una costante "ripetizione goebelliana da parte dei media dell'allarmismo climatico".

È improbabile che i media mainstream smettano presto di catastrofizzare le condizioni climatiche nell'Artico, dal momento che rimane una formidabile tattica intimidatoria nella spinta collettivista verso un'agenda Net Zero di comando e controllo. Ma sta diventando un terreno di caccia sempre più difficile. Il ghiaccio marino artico estivo ha smesso di diminuire 12 anni fa, mentre la calotta glaciale della Groenlandia potrebbe essere aumentata di dimensioni fino ad agosto 2022 se si tiene conto dei margini di errore.

Nel suo ultimo rapporto sulla fauna polare per la Global Warming Policy Foundation, la biologa evoluzionista Dr. Susan Crockford osserva che la vita sia nella parte superiore che in quella inferiore della Terra è "prosperante". Il ghiaccio marino artico è noto da tempo per essere ciclico. C'è stata una recessione iniziata nel 1979, ma che è stata interrotta da una lenta ripresa in gran parte non pubblicizzata intorno al 2010. Crockford ha notato che meno ghiaccio estivo ha portato a più cibo per tutti gli animali. Orsi polari, foche, balene e pinguini in Antartide sono tutti aumentati di numero negli ultimi anni.

Infine, diamo un'occhiata alla calotta glaciale della Groenlandia .

Non troppo squallido, se ti piace il tuo ghiaccio. La linea blu in alto mostra l'aumento del ghiaccio fino a questo inverno e rivela ulteriori grandi miglioramenti. In realtà è superiore alle medie tra il 1981-2010, il punto più basso intorno al 2011-12, e migliore della ripresa dello scorso anno. Ad agosto 2022, c'è stato un massiccio aumento annuo di 471 miliardi di tonnellate create in superficie, rispetto alla perdita stimata di circa 500 miliardi di tonnellate. È stato il decimo aumento più alto in 42 anni e ha continuato una recente ripresa, in particolare quella osservata nel 2017 e nel 2018, quando sono stati creati oltre 500 miliardi di tonnellate in superficie.

Chris Morrison è il redattore ambientale del Daily Sceptic . 

Fonte: https://dailysceptic.org

 

 

mercoledì 11 gennaio 2023

Approcci... alternativi 

(photo by Alexandre Bonnefoy – Éditions Issekinicho)

 
Nel 2015, in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica "Primates", è stato descritto il comportamento sessuale di un giovane macaco delle nevi (Macaca fuscata) nei confronti di femmine di cervo sika (Cervus nippon), sull'isola giapponese di Yakushima (con una superficie di 500 km2) situata a sud dell’estremità meridionale della penisola di Osumi, nel sud di Kyushu. L'isola di Yakushima ospita il Parco Nazionale Kirishima-Yaku, che è il più grande terreno di nidificazione per la tartaruga marina in pericolo di estinzione nell’oceano Pacifico settentrionale ed ospita oltre il macaco, una varietà di cervo sika, il tanuki e le donnole giapponesi.
Il macaco descritto nella rivista ha tentato approcci sessuali di strusciamento sulla schiena di due diverse femmine. In un caso, la cerva si è scrollata il macaco dal dorso; nell'altro, non è sembrata opporsi. Queste due specie hanno in genere un rapporto collaborativo: i cervi si nutrono dei frutti che i macachi fanno cadere dagli alberi, e occasionalmente tollerano di averli sul dorso per il grooming.
Gli approcci filmati dagli studiosi potrebbero essere un'evoluzione del comportamento sessuale da parte di un maschio ancora inesperto, emarginato dal resto del gruppo nella stagione degli accoppiamenti e colpito dalla carenza di partner su un'isola, in fondo, non tanto grande.
Proprio la deprivazione di compagne sarebbe la ragione più probabile dei tentativi del primate che però, per inesperienza, potrebbe anche aver sbagliato "target".

venerdì 9 dicembre 2022

Quando moriamo non siamo ancora del tutto morti per un anno: la scoperta nella ‘fattoria dei corpi’

Quando moriamo non siamo ancora del tutto morti per un anno: la scoperta nella ‘fattoria dei corpi’

Il nostro corpo, una volta che siamo morti, continua a vivere per quasi un anno. Questo è quanto ha scoperto la scienziata Alyson Wilson che studia ciò che c’è da sapere sul post mortem e che è giunta alle sue conclusioni grazie ad una ricerca realizzata nella segreta ‘fattoria dei corpi’ in Australia.

Il nostro corpo continua a ‘vivere’ dopo la morte per ancora un anno circa, questo è quanto hanno scoperto gli scienziati direttamente nella segreta ‘fattoria dei corpi’ che si trova in Australia. Vediamo insieme cosa significa, come lo hanno scoperto, quali sono le conseguenze di queste nuove informazioni sul post mortem e cos’è la ‘fattoria dei corpi’.

La ricercatrice Alyson Wilson ha studiato per più di 17 mesi il comportamento dei cadaveri fotografandone ogni movimento e sfruttando il time-lapse e ha scoperto che, in realtà, quando moriamo non riposiamo esattamente ‘in pace’, ma il nostro corpo continua a ‘vivere’. In un caso specifico, addirittura, le braccia di una persona deceduta da che erano conserte si sono spostate lungo il corpo. Ma come è possibile?

Secondo la ricercatrice, i movimenti che si registrano nei cadaveri sono da attribuire al processo di decomposizione, quindi mentre il corpo si mummifica e i legamenti si seccano.

Per giungere a questa conclusione, la ricercatrice, che racconta di essere da sempre affascinata dai cadaveri, si è spostata ogni mese da Cairns a Sydney dove si trova, in una località segreta, la ‘fattoria dei corpi’, cioè un luogo in cui sono conservati 70 corpi destinati alla scienza. Ufficialmente conosciuta come ‘Australian Facility for Taphonomic Experimental Research (AFTER)’, questa ‘fattoria’ è un luogo in cui si conducono ricerche pionieristiche sul comportamento del nostro corpo post mortem.

Quanto scoperto è interessante poiché può aiutare la polizia a stimare l’esatto orario di morte, riducendo gli errori e facilita anche l’identificazione di corpi di persone scomparse da molto tempo. Insomma una migliore comprensione dei movimenti del nostro corpo post mortem potrebbe anche aiutare a ridurre il rischio di sbagliare la causa della morte o l’interpretazione di una scena del crimine.

Zeina Ayache

9.12.2022 

 

giovedì 1 dicembre 2022

A proposito del Programma di reazione...

Nel libro che sto leggendo, per migliorare il programma di reazione, viene spiegato che ogni paura (anche se risalente agli anni dell'infanzia) è generata da una memoria di sofferenza registrata nel subconscio; si tratta cioè di una specie di programma che registra la valutazione finale (positiva o negativa) di una situazione o di un evento sperimentato nella realtà, memorizzando tale valutazione come feedback, da utilizzare nelle situazioni di pericolo, in modo da garantirci la sopravvivenza.

Come spesso accade, se la prima reazione registrata è stata di shock e quindi negativa (il dr. Hamer la definirebbe una DHS), questa crea una traccia, e viene ad attivarsi in automatico in tutte le occasioni simili ad essa, fino a quando non verrà riportata a livello cosciente ed essere quindi sostituita da una migliore e costruttiva.

Per modificare il programma di reazione, quando questa è disfunzionale e porta alla somatizzazione, occorre ripercorrere all'indietro il tempo, sino ad individuare ogni reazione generata dalla paura, in modo da recuperare il tipo di emozione che l'ha generata, e di cambiarla quindi dall'origine. Si tratta comunque di un programma automatico di autodifesa, ma che può e deve essere aggiornato per guarire dai traumi e dal dolore.