giovedì 28 agosto 2014

I PERICOLI DEL DADO DA CUCINA

I PERICOLI DEL DADO DA CUCINA


Il dado è onnipresente nelle cucine italiane, soprattutto perché occupa poco spazio, si mantiene a lungo ed è rapido e facilissimo da usare. C’è chi lo utilizza per preparare gustosi piatti a base di brodo e chi lo sfrutta per insaporire pietanze di ogni genere. Ma il dado da cucina è davvero sicuro? Secondo gli esperti, la risposta sarebbe no. Eccovi elencati 4 buoni motivi per non usarlo.
La vita moderna è molto frenetica. Quando arriva il momento di mettersi ai fornelli, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo, tante persone finiscono per ricorrere a “trucchetti” per velocizzare la preparazione dei piatti. Uno di questi “trucchi” è il dado da cucina, un concentrato di gusto e sapidità che ci aiuta a rendere le pietanze più gustose e a preparare il brodo in pochi minuti.
Ma vi siete mai chiesti cosa c’è dentro il dado da cucina? O se questo può rappresentare un pericolo per la vostra salute? Cerchiamo di scoprire qualcosa in più sul dado da cucina e sui suoi aspetti negativi.

Glutammato monosodico. Il dado da cucina contiene Glutammato monosodico, un esaltatore di sapidità da tempo sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi. Questa sostanza è stata già bandita, per la sua pericolosità, dagli alimenti per l’infanzia, ma sembrerebbe non essere totalmente innocua neanche negli adulti. Alcuni studi, non del tutto confermati ed accettati dalla comunità scientifica, indicano il Glutammato monosodico come responsabile di effetti collaterali come nausea, vomito ed emicrania, collegati alla cosiddetta “Sindrome da ristorante cinese” (chiamata così perché i sintomi sono simili a quelli che insorgono dopo aver consumato del cibo cinese cattivo).

Sostanze chimiche. Il dado da cucina contiene ingredienti estratti chimicamente da scarti animali e vegetali. Vi basterà leggere l’etichetta per accorgervi della presenza di ingredienti dai nomi sconosciuti ed impronunciabili, proprio perché si tratta di sostanze chimiche e quasi mai naturali.

Grassi pericolosi. Il dado da cucina non è affatto leggero, come continuano ripeterci le pubblicità trasmesse in Tv. Si tratta, infatti, di un alimento molto grasso. Come potete verificare dall’etichetta del dado, il secondo ingrediente per quantità presente al suo interno è indicato con la dicitura “Grassi ed Oli vegetali”. Perché rovinare un risotto o un brodo di verdure aggiungendo Grassi inutili durante la cottura?

Sale. Un’altra problematica collegata ai dadi da cucina è l’enorme quantità di Sale che questi prodotti contengono. Come ben sappiamo assumere grandi quantità di Sale nella dieta fa male alla salute e anche alla linea!

fonte

venerdì 22 agosto 2014

14 Ibis eremita in volo per 800 km da Salisburgo a Orbetello

Due ultraleggeri 'genitori adottivi' tracceranno la rotta

 

22 agosto 2014 - Quattordici Ibis eremita in volo da Salisburgo all'oasi Wwf di Orbetello, in una migrazione guidata dall'uomo attraverso due ultraleggeri che fungeranno da 'genitori adottivi', indicando e insegnando la rotta. Il viaggio, nell'ambito del progetto Waldrapp, parte oggi e durerà da una a due settimane, portando i volatili a compiere 800 chilometri.

L'ibis eremita è una specie migratrice presente nell'Europa centrale fino al XVII secolo, prima che si estinguesse del tutto a causa della pressione venatoria. Oggi è una delle specie maggiormente minacciate a livello mondiale. Nell'ambito del progetto dell'Unione europea (LIFE+ Biodiversità), con partner in Austria, in Italia (Parco Natura Viva di Bussolengo) e in Germania, la specie sarà reintrodotta in Europa. Il progetto è coordinato dall'associazione austriaca 'Frderverein Waldrappteam'. Le previsioni indicano che nel 2019 l'ibis eremita tornerà a far parte dell'avifauna europea con un gruppo composto da almeno 120 individui, in grado di migrare autonomamente dalle Alpi alla Toscana.

Per l'anno in corso sono state programmate sei migrazioni guidate dall'uomo che hanno lo scopo di insegnare agli ibis allevati a mano la rotta migratoria tra i quartieri riproduttivi e l'area di sveranamento comune, l'oasi toscana di Orbetello.

Gli ultraleggeri saranno pilotati da Corinna Esterer e Anne-Gabriela Schmalstieg. La partenza della spedizione sarebbe dovuta avvenire mercoledì 20 agosto ma a causa di condizioni atmosferiche incerte, la data è stata posticipata. Le previsioni per oggi dicono che, per la prima tappa (l’attraversata delle Alpi), le condizioni dovrebbero essere idonee al volo.

Il Parco Natura Viva è l'unico giardino zoologico italiano a prendere parte a questo progetto supportandolo economicamente, contribuendo all'allevamento dell'ibis eremita e sensibilizzando i visitatori sulla tutela di questa specie. Una delle maggiori minacce alla sua sopravvivenza è l'abbattimento da parte dei bracconieri proprio sul suolo italiano.

Al Parco Natura Viva è stata costruita tre anni fa una nuova grande voliera nella zona dedicata alla fauna europea. Questa voliera ospita una colonia riproduttiva di ibis eremita e presenta le caratteristiche necessarie affinchè l’ibis possa riprodursi in ambiente controllato. A riprova di ciò la colonia si riproduce regolarmente consentendo di ampliare il numero d’individui inseriti nel programma di conservazione ex-situ, noto come European Endangered species Program che pone particolare attenzione alla riproduzione in ambiente controllato delle specie minacciate; tale programma, a partire al 1993, ha portato all’attuale presenza di quasi 1.100 individui nelle strutture afferenti alla European Association of Zoos and Aquaria. (EAZA). Inoltre il Parco partecipa al Projecto Eremita reintroducendo in Marocco, esemplari nati e allevati nel Parco. Sette ibis del Parco Natura Viva sono partiti il 23 aprile 2014 per Jerez Zoo, a sud della Spagna, per essere reintrodotti poi in Marocco insieme ad altri sette esemplari della specie.

Migrazione. L’Ibis eremita era una specie migratrice che lasciava l’area di riproduzione in autunno per svernare in habitat adatti. Ciò era vero specialmente per quelle popolazioni che vivevano in zona Prealpi. Sebbene gli ibis eremita possono sopravvivere anche con temperature abbastanza basse, in alcune condizioni particolarmente fredde, non c’ abbastanza cibo quando il terreno ghiaccia. Gli ibis del progetto Waldrapp a partire dalla metà di agosto iniziano a manifestare una certa irrequietezza migratoria, un comportamento stabilito geneticamente. Gli ibis apprendono dagli adulti esperti il luogo di svernamento. Dato che ormai da circa 400 anni in Europa non ci sono più ibis eremita in grado di migrare, questo tipo di informazione non è più stata trasmessa di generazione in generazione e, per fondare delle nuove colonie migratorie è assolutamente necessario fornire ai futuri uccelli questo tipo d’informazione. A tale scopo vengono allevati fino a 16 piccoli presi dalle popolazioni presenti negli zoo. Da quel momento in poi gli uccelli seguono i loro "genitori adottivi" ovunque, anche se uno di questi si siede su un ultraleggero e vola davanti a loro. Gli uomini assumono così il ruolo degli adulti esperti e possono mostrare ai giovani uccelli la rotta.

Si tratta di un processo standartizzato necessario per ogni nuova colonia. Ogni uccello ha bisogno di essere guidato per la prima volta dall’area riproduttiva a quella di svernamento, poi troverà la via del ritorno autonomamente.

Descrizione. L’Ibis eremita (Geronticus eremita) può raggiungere un peso tra 1 e 1,5 kg e un’apertura alare fino a 125 cm. Maschio e femmina non mostrano particolari differenze. Il piumaggio è nero con riflessi iridescenti verdi e violacei. Mentre le teste degli adulti sono prive di piumaggio e circondate da una sorta di corona di piume più lunghe, le teste dei giovani ibis eremita sono coperte da un piumaggio grigio, e la corona di piume assente. Altra caratteristica tipica dell’Ibis eremita sono le zampe rosse e il lungo becco incurvato verso il basso anch’esso rosso che gli uccelli utilizzano per estrarre le loro prede dal terreno (principalmente vermi terrestri e larve d’insetti).
 

Habitat. Il tipico habitat di alimentazione dell’Ibis eremita è rappresentato da prati erbosi (anche campi da golf e terreni sportivi) oltre che campi coltivati. Poichè tali ambienti si trovano principalmente nei pressi di centri abitati e sono creati dall’uomo, l’Ibis eremita può essere considerata una specie sinantropica. L’habitat riproduttivo è caratterizzato da ripide pareti rocciose con nicchie; il riparo da cattive condizioni meteorologiche e dai predatori è molto importante. Com’ è stato osservato sia all’interno di una colonia in cattività sia di una in natura (ad esempio presso il Konrad- Lorenz- Forschungsstelle nell’Austria superiore o presso il Tierpark Rosegg in Carinthia), l’ibis eremita accetta per riprodursi anche nidi artificiali.

Comportamento riproduttivo Gli ibis eremita nidificano in colonie ma non sono necessariamente monogami. Durante la stagione riproduttiva instaurano stretti legami che possono mutare l’anno successivo. Entrambi i partner partecipano alla costruzione del nido, alla cova e all’allevamento dei piccoli. Solitamente l’Ibis eremita depone all’incirca 4 uova. I genitori iniziano a covare non appena depongono il primo uovo, così i piccoli nascono a intervalli che vanno da uno a tre giorni di distanza. In tal modo essendoci già una gerarchia tra i piccoli l’aggressività è ridotta. Gli ibis eremita sono dei bravi genitori e si dedicano molto alla cura dei piccoli nel nido. I giovani sono in grado di volare dopo circa 45-50 giorni. Durante la loro prima migrazione autunnale si uniscono ad altri soggetti esperti e imparano la rotta verso il luogo di svernamento. In tal modo al bisogno fisiologico di migrare si aggiunge una tradizione che permette di tramandare la conoscenza sull’area di scelta.

Areale e popolazione attuale L’Ibis eremita, come specie migratrice – eccetto che per un unico soggetto sopravvissuto in Medio Oriente – è estinta. In accordo con l’IUCN l’Ibis eremita è una specie a grave rischio di estinzione. Tuttavia le popolazioni all’interno degli zoo sono in crescita; e attualmente, comprendono circa 2.000 soggetti. I piccoli di tali soggetti rappresentano le basi per l’attuazione di progetti di conservazione e reintroduzione in natura.


ANSA

giovedì 21 agosto 2014

Le creme solari minacciano la vita marina
Studio, alcuni ingredienti sono tossici per il fitoplancton

ROMA, 21 AGO - Il bagno al mare è sinonimo di vacanze e relax, ma se chi si tuffa ha una crema solare sulla pelle mette a rischio la vita dei pesci. L'allarme arriva da uno studio pubblicato sulla rivista dell'American Chemical Society, secondo cui quando alcuni ingredienti delle creme protettive finiscono in acqua possono diventare tossiche per il fitoplancton, che è alla base della catena alimentare di moltissimi ecosistemi acquatici. Il problema, spiegano i ricercatori Antonio Tovar-Sanchez e David Sanchez-Quiles, è dato dalle nanoparticelle di biossido di titano e di ossido di zinco, presenti in molte creme solari. Queste nanoparticelle possono reagire con i raggi ultravioletti del sole formando nuovi composti come il perossido di idrogeno, che è tossico per il fitoplancton. Per comprendere l'impatto dei bagnanti sulla vita marina, gli studiosi sono andati nella Palmira beach di Maiorca, affollata da 10mila dei 200 milioni di turisti che ogni estate si riversano sulle coste del Mediterraneo. Sulla base di test di laboratorio, campionamenti di acqua e dati turistici, gli esperti hanno concluso che il biossido di titanio delle creme solari è in gran parte responsabile di un drammatico picco estivo dei livelli di perossido di idrogeno nelle acque costiere, con conseguenze potenzialmente pericolose per la vita acquatica.

(ANSA)

mercoledì 20 agosto 2014

Mega-impianto solare in Usa 'brucia' migliaia uccelli
In deserto California ne muore uno ogni 2 secondi 

Mega-impianto solare in Usa 'brucia' migliaia uccelli  (foto: Brightsourceenergy)20 agosto 2014 - Centinaia di uccelli stanno letteralmente andando a fuoco ogni giorno nei cieli sopra il deserto Mojave della California, 'catturati' dai raggi e dai riflessi di quello che e' considerato uno dei fiori all'occhiello dell'industria dell'energia pulita: il mega-impianto solare 'BrightSource' - inaugurato solo a Febbraio scorso - sta ora scatenando proteste e allarme proprio tra i piu' strenui difensori dell'ambiente che ne chiedono la chiusura.

Situato vicino al lago Ivanpah in prossimita' del confine tra California e Nevada, l'impianto da 2,2 miliardi di dollari e' il piu' grande al mondo ad usare le cosiddette 'torri energetiche solari': piu' di 300.000 specchi, ognuno della dimensione di una porta di garage, riflettono i raggi del sole in tre mega-cisterne alte come un edificio di 40 piani. L'acqua all'interno viene cosi' scaldata e produce vapore, che viene trasformato in energia elettrica per ben 140.000 case. Ma la luce degli specchi sta causando l'inatteso 'effetto collaterale':l'uccisione in massa degli uccelli tanto evidente che gli investigatori di varie associazioni per la protezione della natura hanno chiesto allo stato della California di bloccare l'impianto.

Secondo 'BrightSource', gli uccelli uccisi ammontano a circa 1.000 l'anno, ma secondo un esperto del 'Centro per la diversita' biologica', le vittime piumate sono almeno 28.000 l'anno, considerando un uccello viene ucciso ogni due secondi. "E' un problema di cui ci stiamo occupando con molta serieta'", ha riconosciuto Jeff Holland, portavoce di 'NRG Solar' di Carlsbad, una delle tre aziende che possiedono l'impianto. La terza, Google, non ha fornito commenti diretti ai media USa. "L'impatto sugli uccelli e stato sorprendente - ha ammesso Robert Weisenmiller, presidente della commissione sull'energia della California - non si era mai visto in relazione ad impianti solari piu' piccoli". Ma sui tavoli della commissione c'e' ora un'altra richiesta, sempre della 'BrightSource' per la costruzione di una campo di specchi e di una torre di 75 piani tra il Joshua Tree National Park e il confine tra California e Arizona. Lo stato decidera' questo autunno, ma alcuni gli esperti hanno gia' messo in guardia che l'effetto sull'ambiente potrebbe essere ancora piu' disastroso:la zona considerata e' difatti ricca di aquile dorate e falconi pellegrini.

ANSA

mercoledì 13 agosto 2014

Legambiente, 12.000 kmq a rischio petrolifero in Adriatico
Dossier Goletta Verde presentato a Monfalcone 

Legambiente, 12.000 kmq a rischio petrolifero in AdriaticoMONFALCONE (GORIZIA), 12 AGO - Oltre 12.290 kmq nell'Adriatico centro meridionale italiano sono interessati da permessi di ricerca, istanze di coltivazione o per nuove attività di esplorazione di petrolio che si aggiungono alle otto piattaforme già attive e da cui nel 2013 sono state estratte 422.758 tonnellate di greggio, il 58% del totale nazionale estratto dai fondali marini. I dati sono riportati nel dossier "No al rischio petrolifero in Adriatico. Si a politiche comuni di qualità ambientale e gestione economica sostenibile" che Legambiente presenta oggi a Monfalcone (Gorizia) in occasione dell'arrivo in Friuli Venezia Giulia della "Goletta Verde", chiedendo a Governo e Parlamento di rivedere le scellerate scelte politiche in materia energetica. Due nuove piattaforme - riporta l'indagine - sono in fase di autorizzazione, Ombrina mare della Medoilgas in Abruzzo, e la richiesta a largo di Ortona presentata dall'Agip. Nell'Alto Adriatico sono attivi impianti per l'estrazione di gas, con 39 concessioni attive da cui si produce il 70% del metano estratto dal mare italiano. Numeri destinati ad aumentare, considerando la nuova corsa all'oro nero partita recentemente lungo le coste croate, in seguito alle rilevazioni eseguite dalla Spectrum su commissione del governo croato: 15 lotti dall'ampiezza di 2000 kmq che dovrebbero andare a gara entro la fine del 2014, per iniziare le attività di ricerca e di estrazione già dal 2015. A questo si deve aggiungere anche il rischio proveniente dall'intenso traffico di navi mercantili e petroliere, dal momento che Trieste e Venezia rappresentano i principali porti petroliferi italiani con migliaia di tonnellate di greggio movimentate ogni anno. "Se non bastassero le motivazioni ambientali, a ribadire l'assoluta insensatezza del rilancio del petrolio sotto il mare italiano - dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - ci sono gli stessi dati di Assomineraria relative alle riserve certe presenti sui fondali che abbiamo oggi a disposizione in Italia, che sarebbero sufficienti per appena otto settimane. Anche sul fronte croato la quantità reale di petrolio disponibile è ancora da verificare con indagini più approfondite. Per questo siamo convinti che continuare a rilanciare l'estrazione di idrocarburi nel mare Adriatico e, più in generale nel Mediterraneo, è solo il risultato di una strategia insensata che non garantisce nessun futuro energetico per il nostro Paese e nemmeno per le altre nazioni costiere".

(ANSA)

martedì 12 agosto 2014

Scoperta in Australia nuova specie di delfino
Identificato il Sousa Sehulensis in acque settentrionali

Scoperta in Australia una nuova specie di delfino. I ricercatori della Wildilife Conservatory Society hanno identificato il "delfino megattera australiano" nelle acque settentrionali del Paese.


La specie, chiamata Sousa Sahulensis, può crescere fino a 2,4 metri di lunghezza e finora era stata classificata erroneamente uguale ai "suoi cugini". Secondo un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Marine Mammal Science, la specie ha una sua distintiva struttura scheletrica e genetica : in termini di comportamento ed ecologia - spiegano i ricercatori - il delfino megattera australiano non è poi così tanto diverso dai suoi tre parenti della famiglia "Sousa", fisicamente invece ha un ventre di colore grigio chiaro che diventa poi molto più scuro sui fianchi e sopra agli occhi. Dalle analisi è emerso come la specie nuoti preferibilmente in una parte della piattaforma continentale australiana che si estende tra l'Australia e la Nuova Guinea. Non è ancora chiaro quanti esemplari esistano della popolazione o quali minacce specifiche devono affrontare. Secondo Howard Rose, autore dello studio, "la definizione della nuova specie è un primo passo per capire quali possono essere le azioni necessarie alla conservazione: il riconoscimento formale porta con sè la necessità di elaborare o aggiornare i piani di protezione di questi delfini".

12 agosto 2014
ANSA