venerdì 20 settembre 2013

PESCA SELVAGGIA SQUALI MINACCIA BARRIERA CORALLINA
Studio su Plos One

 
20 set 13 - La pesca selvaggia degli squali rischia di compromettere la salute delle barriere coralline, andando ad alterare l'intera catena alimentare di questi delicati ecosistemi. Lo dimostra uno studio pubblicato su Plos One dai ricercatori canadesi dell'università di Toronto in collaborazione con i colleghi dell'Istituto australiano di scienze marine (Aims).
''Nelle zone in cui il numero degli squali cala per colpa della pesca commerciale - spiega il biologo marino Jonathan Ruppert dell'università di Toronto - si verifica una diminuzione dei pesci erbivori che giocano un ruolo cruciale nel preservare la salute della barriera corallina''. I ricercatori lo hanno verificato sul campo, andando a osservare direttamente quello che accade lungo le barriere coralline poste a 300 chilometri dalle coste nord-occidentali dell'Australia, dove i pescatori indonesiani continuano a dare la caccia agli squali secondo una tradizione secolare grazie ad un accordo stipulato tra i due paesi. ''Abbiamo osservato un aumento del numero dei predatori intermedi e una riduzione del numero degli erbivori come i pesci pappagallo'', spiega Mark Meekan, capo dell'equipe australiana.
''I pesci pappagallo - aggiunge - sono molto importanti per le barriere coralline perché mangiano le alghe che altrimenti soffocherebbero i giovani coralli che crescono sulle barriere nella fase di recupero dopo una perturbazione causata da eventi naturali''. ''Queste informazioni - conclude Ruppert - potrebbero rivelarsi molto utili per pianificare il ripristino e la conservazione delle barriere coralline''.

(ANSA)

venerdì 13 settembre 2013

L’Australia porta il Giappone davanti alla Corte di Giustizia dell’Aia

L’Australia porta il Giappone davanti alla Corte di Giustizia dell’Aia


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Da nove anni, una battaglia imperversa in Oceano Antartico. L’Istituto giapponese di Ricerca sui Cetacei (ICR), con il pretesto della ricerca scientifica, caccia balene in un Santuario internazionalmente istituito e ne vende la carne.
La pratica della baleneria in acque internazionali è disciplinata da un trattato. La Convenzione Internazionale per la Regolamentazione della Baleneria (ICRW – 1946) rappresenta la base della normativa. Il Preambolo della Convenzione afferma che l’intenzione è quella di provvedere alla corretta conservazione degli stock di balene e, quindi, rendere possibile un ordinato sviluppo dell’industria baleniera. E’ firmata da 88 nazioni, tra cui Stati Uniti e Giappone.
La Convenzione ha istituito la Commissione Internazionale per la Baleneria (IWC), braccio operativo che lavora per tenere sotto controllo e rivedere, se necessario, le misure previste nel Preambolo della Convenzione che disciplina la caccia alle balene in tutto il mondo.
L’IWC nel 1986 ha posto una moratoria sulla caccia commerciale alle balene e nel 1994 ha istituito il Santuario dei Cetacei in Oceano del Sud. Tuttavia, l’articolo VIII della Convenzione prevede una deroga che consente ai governi degli Stati membri di rilasciare permessi per la baleneria a scopo scientifico.


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Da 20 anni il Giappone emette tali permessi per i suoi balenieri, in particolare per l’Istituto di Ricerca sui Cetacei.
La caccia alle balene avviene in Antartide, una zona pluri-giurisdizionale. Molte nazioni rivendicano la propria giurisdizione su porzioni di questa zona, tra cui Inghilterra, Francia, Nuova Zelanda, Norvegia, Australia, Cile e Argentina. Il territorio reclamato dall’Australia è il più grande e si estende dai 60 gradi di latitudine Sud su una superficie di circa 6.119.818 km quadrati. All’interno di questo territorio il governo australiano ha istituito il Santuario dei Cetacei Australiano, dove ogni forma di uccisione delle balene è bandita. Il Giappone, che non ha rivendicato alcuna parte del territorio Antartico, non riconosce la pretesa dell’Australia su questo territorio, né le norme che disciplinano la zona.

Nel 2008, un tribunale federale australiano ha emesso un’ingiunzione contro i balenieri giapponesi che pretendono di cacciare nel Santuario dei Cetacei Australiano. Il Giappone ha continuato la sua “caccia scientifica” senza curarsi minimamente dell’ingiunzione. L’Australia, sostenuta dalla Nuova Zelanda, ha deciso allora nel 2010 di portare la baleneria scientifica giapponese davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia per far dichiarare illegale, dal massimo organo giudiziario delle Nazioni Unite, questa pratica che persegue, in realtà, uno scopo esclusivamente commerciale.
Il 26 Giugno scorso hanno avuto inizio le udienze relative al caso.


Sea Shepherd Conservation Society è l’unica organizzazione internazionale non-governativa che si è apertamente e fisicamente opposta alle illegalità dei balenieri giapponesi in Oceano del Sud negli ultimi nove anni, procurando loro ingenti perdite economiche e salvando la vita di quasi 5.000 balene.

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Sea Shepherd è stata invitata a partecipare a tutte le udienze. Il Capitano Alex Cornelissen, Responsabile Esecutivo di Sea Shepherd Globale ed il Coordinatore di Sea Shepherd Olanda, Geert Vons, hanno presenziato alle sedute e hanno costantemente riferito sull’andamento della causa ed analizzato argomentazioni e repliche delle parti.
Il Giappone pretende di cacciare a scopo scientifico 1.035 balene ogni stagione, la cui carne finisce sui tavoli dei ristoranti, sui banchi dei supermercati e nelle mense scolastiche. Non esiste alcuna pubblicazione redatta dall’Istituto di Ricerca sui Cetacei che abbia una qualche valenza o credibilità scientifica, riconosciuta e certificata dalla comunità scientifica internazionale.
I delegati giapponesi presso la Corte hanno decisamente faticato a trovare argomenti legali in loro difesa. Infatti sono ricorsi, come spesso è accaduto in altre occasioni, all’arroganza, al proprio orgoglio nazionalista, alle accuse di razzismo culturale e alle minacce.
Hanno addirittura contestato la competenza sul caso dei giudici della Corte di Giustizia e hanno lasciato intendere che, nell’eventualità di una pronuncia della Corte sfavorevole, il Giappone sarebbe immediatamente uscito dall’IWC, non dovendone più rispettare le regole.
Sea Shepherd è stata nominata molte volte nel corso delle udienze ed accusata di “illegalità” da parte dei delegati giapponesi, che hanno trovato molto offensiva ed umiliante la concessione a due illustri rappresentanti dell’Organizzazione loro nemica di presenziare alle udienze in cui il “diritto di caccia” del loro Paese veniva messo in discussione.

L’intervento della Nuova Zelanda si è focalizzato sulle motivazioni attorno alle quali l’articolo VIII della Convenzione del 1946 è stato istituito, sul contenuto dell’articolo stesso e su come dovrebbe essere interpretato. E’ chiaro che il Giappone sta portando avanti da solo una falsa interpretazione dell’articolo e di molti altri elementi discussi nelle prime udienze.
L’Australia ha esposto i motivi a sostegno della competenza della Corte di Giustizia sul caso e ha presentato le proprie argomentazioni sulla natura prettamente commerciale e, quindi, non scientifica della baleneria giapponese.
L’Australia ha puntualizzato che il Giappone, in realtà, non ha portato in giudizio nessun argomento per difendere la propria tesi della cosiddetta ricerca scientifica nel suo turno di apertura. Anzi, non ha fatto altro che proporre un cumulo di argomentazioni che, nella maggior parte dei casi, non avevano alcun rapporto con il caso reale ed erano utilizzate, invece, come distrazioni dal vero problema in questione.
Nel suo discorso di chiusura per l’Australia, il Procuratore Generale Mark Dreyfus ha espresso la speranza che questo caso si risolva a favore dell’Australia, mettendo fine ad una questione che è stata oggetto di dibattito e frustrazione a livello mondiale per molti decenni.

Le lagnanze dei delegati giapponesi sulla presenza in aula dei rappresentanti di Sea Shepherd sono state, alla fine, ascoltate.
E’ piuttosto imbarazzante che un organo ai massimi livelli della giurisdizione mondiale e ai massimi livelli, almeno teoricamente, di indipendenza e discrezionalità, si sia lasciato influenzare dagli umori di una potenza economica.
E’, così, accaduto che l’ultima sessione di udienze, in cui il Giappone ha potuto replicare alle argomentazioni australiane, si è svolta a porte chiuse.

Il Capitano Alex Cornelissen e Geert Vons si sono sentiti dire alle soglie del Palazzo della Pace un “You cannot pass” (“non potete passare”), di tolkieniana memoria.
Non è stata fornita alcuna concreta motivazione e, quindi, si aprono le varie speculazioni.

Possiamo solo augurarci che il nome altisonante della Corte Internazionale di Giustizia dell’Aia venga “onorato” dal consesso dei 16 giudici investiti della causa e che adesso stanno seguendo il complesso iter procedurale che porterà all’emissione della sentenza finale, senza appello.

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Molto probabilmente quando arriverà la decisione della Corte, la decima Campagna Antartica in Difesa delle Balene di Sea Shepherd Conservation Society, Operazione Relentless, avrà già avuto inizio nelle acque dell’Oceano del Sud e i giapponesi saranno ancora più nervosi e aggressivi per aver dovuto subire un processo davanti agli occhi di Sea Shepherd e del mondo.
La decisione finale della Corte potrebbe avere gravi conseguenze che vanno ben oltre la questione della stessa baleneria. Si tratta di una pronuncia di importanza fondamentale in un’ottica ambientalista ma anche politica.
Se il Giappone riuscisse ad imporre le proprie argomentazioni ne deriverebbero conseguenze disastrose non solo per le balene, ma per tutta la vita negli oceani. Si aprirebbero le porte alle richieste, da parte delle altre nazioni, di esercitare i propri “diritti” allo sfruttamento delle specie e delle risorse marine e la certezza del diritto internazionale per la conservazione subirebbe un duro colpo.
E’ comunque probabile, anche se non auspicabile, che la Corte dell’Aia ricorra ad una soluzione “diplomatica”, riconoscendo la validità di entrambe le posizioni delle due nazioni, senza prendere in sostanza nessuna decisione o chiedendo piccole concessioni reciproche alle parti.
In pratica, un nulla di fatto.
L’unica sentenza possibile che risponda a giustizia sostanziale e rispetti il sacrosanto principio della certezza del diritto è quella che dichiari la baleneria giapponese a scopo scientifico dell’ICR in Oceano del Sud ed i relativi programmi JARPA e JARPA II totalmente illegali, per la provata assenza del presupposto essenziale della “scientificità dello scopo”, per le reiterate violazioni delle norme a tutela dei santuari e sulla prevenzione dell’inquinamento ambientale e per aver, ovviamente, violato di fatto la moratoria sulla caccia commerciale alle balene stabilita dall’IWC nel 1986.
Rimane aperta l’incognita sul fatto che il Giappone sarebbe o meno disposto ad osservare una sentenza sfavorevole, in toto o in parte, e sulle possibili conseguenze.
Su questo potremmo scrivere un nuovo articolo, ma un punto fermo e certo esiste ed è che, qualunque sia la sentenza finale della Corte, Sea Shepherd Conservation Society tornerà in Oceano del Sud a difendere le balene dagli arpioni giapponesi ogni volta che l’ICR deciderà di dare il via ad una stagione di caccia in futuro.


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E questa è già una vittoria per le balene.

Fonti:
http://verdict.justia.com/2013/08/13/protesters-or-pirates
http://www.seashepherd.org.au/

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lunedì 9 settembre 2013

35 alimenti naturali che possono benissimo sostituire l’aspirina


9 settembre 2013 - Sfortunatamente la lista degli effetti collaterali provocati dai farmaci anti-infiammatori non steroidei (detti anche FANS) è molto lunga!
E allora vale la pena rischiare così tanto per disturbi facilmente trattabili?
Si tratta di effetti negativi che vanno dalle irritazioni gastrointestinali fino alla morte.
Madre natura come sempre ci viene in aiuto, basta solo scegliere alimenti e condimenti che contengono salicilati o acido salicilico, ovvero l’ingrediente attivo dell’aspirina.

Quindi, prima di assumere la pasticca, è meglio prendere in considerazione questi vegetali che agiscono come un’aspirina naturale:

Curry
Curcuma
Cumino
Paprika
Timo
Rosmarino
Origano
Avocado
Mirtilli
Broccoli
Cavolfiore
Ciliegie
Pepe di Cayenna o peperoncino
Cetrioli
Ribes
Datteri
Melanzana
Fichi
Pompelmo
Uva
Kiwi
Liquirizia (la radice, non la caramella)
Basilico
Albicocca
Pesca
Miele
Mandorle
Prugne
Ravanelli
Lamponi
Spinaci
Fragole
Mele
Corteccia di salice (sotto forma di estratto, succo o decotto)
Zucchine


Assumere l’aspirina per qualsiasi disturbo lieve non è salutare per il proprio organismo. Per questo motivo è bene sostituire la pasticca di aspirina con alcuni dei cibi sopra elencati.
Molti di questi alimenti sono antinfiammatori e tutti contengono naturalmente lo stesso principio attivo dell’aspirina, ovvero l’acido salicilico o salicilati.

Autrice: Eliana Cortez 
Fonte: ecnologia-ambiente.it

venerdì 6 settembre 2013

Una Guardiana della Baia ci parla dei delfini di Taiji

Una Guardiana della Baia ci parla dei delfini di Taiji

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Proprio in queste ore, come il 1° Settembre di ogni anno, iniziata la stagione di caccia ai delfini nella cittadina di Taiji, Giappone. In occasione di questa triste ricorrenza, vi proponiamo l’intervista rilasciata a Promiseland.it dalla Veterana, Guardiana della Baia, Ashley McDaniel, che ci ha raccontato la sua esperienza e i retroscena dietro questa barbara pratica.

- Ciao Ashley, puoi parlarci un po’ di te e di come è nata la tua collaborazione con Sea Shepherd?
Ciao, mi chiamo Ashley McDaniel, ho 24 anni e sono nata e cresciuta nella piccola cittadina di Boerne, Texas. Ho sentito parlare per la prima volta di Sea Shepherd cinque anni fa e, tre anni dopo, sono diventata volontaria di terra.

- Come è nata la decisione di unirti ai Guardiani della Baia a Taiji?
Ho deciso di andare a Taiji dopo l’arresto di Erwin. Il coordinatore del Texas aveva mandato a tutti noi un messaggio dicendo di voler formare un gruppo per andare in Giappone perché c’era davvero bisogno di gente sul posto, per cui ho deciso immediatamente che sarei dovuta andare e, con l’aiuto del nostro coordinamento e alcune persone fantastiche dell’area di Dallas, siamo riusciti a raccogliere i fondi che ci hanno aiutato ad andare a Taiji. All’inizio avevamo progettato di rimanere per 2 settimane, ma poco dopo il nostro arrivo abbiamo capito che saremmo dovuti rimanere di più. Alcune persone con le quali ero partita sono rimaste una o due settimane in più, mentre io ho finito per rimanere per due mesi, fino alla fine della stagione. Semplicemente non sarei potuta partire prima della fine. Sono tornata la stagione successiva e sicuramente tornerò ancora. Taiji mi ha cambiata più di quanto possa rendermi conto. Dopo aver assistito a ciò che accade qui non puoi semplicemente tornare alla tua vita come se nulla fosse. Adesso ho l’incredibile fortuna di essere sulla Steve Irwin e di aver l’opportunità di partecipare all’Operazione Relentless (“Implacabile”) contro la caccia illegale alle balene in Antartide, ma una parte della mia anima è a Taiji per cui non è possibile che io non torni laggiù un giorno.

- Quanto tempo sei rimasta e che tipo di esperienza hai vissuto?
In totale, l’anno scorso sono rimasta circa 5 mesi a Taiji, in Giappone, alla fine della stagione 2011/2012 e all’inizio della stagione 2012-2013. Quello a cui ho assistito durante il tempo trascorso a Taiji è qualcosa che mi rimarrà dentro per sempre. Dai massacri brutali e disumani di delfini e altri cetacei innocenti, alla separazione dalle loro famiglie per la cattività, dagli inseguimenti ad alta velocità da parte dei Nazionalisti Giapponesi alle perquisizioni delle nostre macchine e stanze di albergo da parte della polizia. Dire che sono una persona diversa ora è un eufemismo.

- Puoi parlarci più in dettaglio della Campagna dei Guardiani della Baia, Operazione Infinite Patience (“Pazienza Infinita”)?
Certo! La Campagna dei Guardiani della Baia è diversa dalle altra campagne di Sea Shepherd. Siamo più limitati in ciò che possiamo fare per fermare il massacro di Taiji perché ci troviamo in territorio Giapponese e siamo pertanto soggetti alle loro leggi. Questo è il motivo per cui non possiamo usare nessun tipo di nave o imbarcazione che arrivi da fuori, perché dovrebbero comunque entrare in acque giapponesi. Sea Shepherd ha promesso di rispettare tutte le leggi di questo territorio e non sarebbe quindi positivo per la campagna se qualcuno tagliasse le reti o affondasse le barche, per poi finire in prigione e poi espulso dal Paese.



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- Cosa può essere d’aiuto per la Campagna?
Ciò che aiuta la Campagna dei Guardiani della Baia è avere più persone possibili sul territorio a documentare le atrocità che avvengono e fare in modo che le immagini vengano diffuse. Più persone abbiamo sul posto, più forze di polizia il governo giapponese è costretto ad inviare nella cittadina per tenerci d’occhio e, di conseguenza, più denaro è costretto a spendere. Una delle strategie principali a Taiji è infatti quella di costringere il governo giapponese a spendere più denaro di quello che guadagna dai massacri di delfini.
Durante l’ultima stagione a Taiji abbiamo constatato che le forze di polizia sul posto sono raddoppiate rispetto alla stagione precedente e sono stati spesi un sacco di soldi per creare nuove barriere per tenerci lontani e per posizionare nuovi teloni e coperture per ostacolarci nelle riprese foto e video. Questo dimostra che la nostra presenza sta facendo la differenza. Più lavorano duramente per tenere le loro disgustose pratiche nascoste, più denaro sono costretti a spendere e, di conseguenza, meno profitti avranno alla fine.

- Queste uccisioni sono legali?
Sì, anche se dal 1986 è stata stabilita una moratoria per proteggere le balene dal massacro per fini commerciali, questa moratoria non vale per i delfini, pertanto il massacro di delfini a Taiji è legale. Ogni anno l’Unione dei Pescatori della cittadina invia al Governatore della Prefettura di Wakayama la richiesta per il permesso di cacciare delfini e il Governatore ogni anno non fa altro che, semplicemente, accordare il permesso.

- Quanto dura la stagione di caccia?
In realtà la caccia ai delfini va avanti tutto l’anno. Dal primo settembre ha inizio la stagione della “Drive Hunt”, la quale ha fine intorno al mese di marzo, ma gli assassini di delfini possono continuare a uscire in mare anche negli altri mesi e prendere di mira altre specie o cacciare utilizzando arpioni.

- Qual’è il metodo utilizzato?
Dai tempi delle riprese del film “The Cove”, che molti di voi avranno visto, il metodo di uccisione dei delfini, detto “drive hunt”, è cambiato. Dopo aver spinto i delfini nelle acque basse della baia vicino alle coste rocciose, gli assassini conficcano una punta di metallo affilato nel loro collo, subito dietro allo sfiatatoio; in questo modo dovrebbero recidere la spina dorsale e procurargli una morte cosiddetta “umana”, in realtà la maggior parte delle volte occorrono diversi minuti prima che il delfino muoia e lo si sente dimenarsi agonizzante. Il pescatore a quel punto mette dei tappi di legno nelle ferite per evitare che il sangue fuoriesca nella baia e che noi possiamo vederlo.

- Questo tipo di caccia si pratica solo a Taiji?
Purtroppo no: Taiji non è l’unico luogo dove avviene questo tipo di caccia. Anche alle Isole Far Oer e alle Isole Solomone viene utilizzato. La “drive hunt” nelle cittadine giapponesi di Futo e Iki ha avuto fine in anni recenti, ma molti pescatori continuano a uccidere migliaia di focene di Dall utilizzando arpioni nelle acque del nord del Giappone.

- I pescatori di Taiji si giustificano dicendo che questa pratica farebbe parte della loro tradizione…
Esatto, ci sono prove del fatto che la caccia a balene e delfini sia avvenuta nell’area di Taiji per secoli; quello che è nuovo è il metodo di caccia: le autorità di Taiji e della Prefettura di Wakayama vorrebbero far credere che questa forma di caccia sia antica e che faccia parte della loro tradizione, ma semplicemente non è così. La “drive hunt” si è sviluppata negli anni Settanta ed è anche meno vecchia della maggior parte degli uomini che la praticano. I motivi di questa caccia sono i soldi, come è stato chiaramente dimostrato durante questa stagione dalla quantità di delfini rapiti dalla loro casa per una vita in cattività.

- Puoi darci alcune cifre relative a questa caccia?
Volentieri: durante la stagione 2012-2013, tra gli 855 e i 910 delfini e altri piccoli cetacei sono stati massacrati per la loro carne, destinata al consumo umano, e 251 sono stati destinati alla cattività. L’Unione dei Pescatori guadagna circa 600 dollari da ogni delfino venduto per la carne e circa 32.000 dollari (23.000 Euro) per ogni delfino venduto vivo. Per un delfino addestrato possono guadagnare fino a 300.000 dollari (230.000 Euro).

- Qualcuno potrebbe chiedersi perché i delfini, animali così agili, non riescano a scappare…
Molte persone lo domandano, si chiedono perché i delfini non saltino semplicemente le reti e non scappino verso la libertà. I delfini sono animali molto intelligenti ma per loro una rete rappresenta un oggetto estraneo. A differenza di noi, non hanno la capacità di vedere cosa c’è oltre le reti e per loro saltarle rappresenterebbe un salto verso l’ignoto; inoltre per i delfini saltare oltre gli oggetti non è un comportamento naturale, ma solo un qualcosa che imparano a fare in cattività.


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- Come avviene l’addestramento dei delfini e com’è la loro vita in cattività?
I delfini che vengono catturati in natura all’inizio vengono lasciati a patire la fame fino a che non imparano a mangiare pesce morto, poi vengono nutriti solo dietro “ricompensa”, in cambio dell’esecuzione di numeri che gli addestratori cercano di insegnarli. Dal momento in cui vengono rapiti dalla loro casa, gli viene fatto letteralmente il lavaggio del cervello.
Negli Stati Uniti, secondo i requisiti di spazio stabiliti dall’Animal Welfare Act (Atto per il Benessere Animale), un tursiope può stare legalmente confinato in una vasca di circa 7 metri per 7, profonda meno di 2 metri. Per un energico mammifero marino che può nuotare fino a 40 miglia (circa 64 km) al giorno, questi requisiti sono totalmente inadeguati. A praticamente tutti i delfini in cattività vengono somministrati degli antidepressivi e altre forme di medicinali per farli esibire e tenerli in vita.

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- La popolazione giapponese cosa pensa di tutto questo? Avete avuto qualche riscontro?
L’opinione del popolo giapponese riguardo al massacro dei delfini sta cambiando. La vendita di carne di delfino è legale in Giappone ma solo una minoranza dei giapponesi la consuma ancora. Ci sono enormi quantità di carne che rimangono nei magazzini refrigerati, a causa della bassa domanda di questo tipo di carne. La carne di delfino è stata trovata anche etichettata e venduta come carne di balena, nel tentativo di ottenere più soldi, Quest’anno, per la prima volta, i cittadini giapponesi si sono anche riuniti in una protesta contro questa pratica e pochi mesi dopo ne hanno organizzato una seconda.

- Come si svolge una giornata-tipo di un Guardiano della Baia?
La giornata-tipo nella vita di un Guardiano della Baia inizia prima dell’alba. Soggiorniamo in una piccola cittadina a 15 minuti di distanza da Taiji, usciamo e ci dirigiamo con le nostre macchine verso l’Unione dei Pescatori di Taiji ,dove gli assassini si riuniscono e aspettano l’alba per uscire con le loro barche. Non sono nostri ammiratori e non gli piace il fatto che stiamo lì a guardarli e a fotografarli, perciò questo è esattamente quello che facciamo.
All’alba gli assassini raggiungono le loro barche e escono per la caccia. Allora noi ci rechiamo in varie zone attorno a Taiji ad aspettare ed osserviamo, in attesa delle barche in formazione all’orizzonte. Per questo possono volerci ore. Gli assassini di delfini si allontanano parecchio, perciò la maggior parte del tempo non vediamo niente. Quando iniziamo a vedere le barche allineate in formazione, a seconda delle dimensioni del branco e della specie, gli assassini possono impiegare una o due ore per spingerli dentro alla baia, a volte i delfini sono fortunati e riescono a scappare, e anche in questo caso noi aspettiamo e osserviamo.

Una volta che gli assassini sono riusciti ad avvicinare il branco verso Taiji ci separiamo e ci posizioniamo nei vari punti intorno alla baia, in modo da ottenere le migliori immagini possibili. Una volta che il massacro è finito, ci raggruppiamo e torniamo al nostro hotel per selezionare le immagini della giornata. Solitamente questo avviene intorno all’ora di pranzo, ma molte volte non torniamo prima del tardo pomeriggio. Cerchiamo sempre di passare dalla Dolphin Base per monitorare i delfini catturati che vi sono rinchiusi.

- Nei giorni in cui non avvengono “drive hunt” cosa fate?
Nei giorni in cui non ci sono massacri, stabiliamo dei turni e facciamo avanti e indietro da Taiji, giusto per tenere d’occhio la situazione e far vedere la nostra presenza. Dal momento che la polizia ci controlla in ogni momento, gli addestratori e quelli dell’Unione dei Pescatori sanno sempre quando non siamo in città ed è in questi momenti che provano a trasferire i delfini o a fare qualsiasi cosa che non vorrebbero che noi vedessimo, per cui dobbiamo assicurarci di essere presenti tutto il giorno, in modo di dargli meno possibilità di nascondere le cose. Dato che le giornate iniziano iniziano verso le 3.30-4.00 di mattina, siamo pronti per andare a dormire già tra le 19,00 e le 20,00 per ricominciare il giorno seguente.

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- Che cosa ti ha lasciato l’esperienza come Guardiana della Baia? Qual’è il tuo bilancio dopo le stagioni cui hai partecipato?
Il lavoro dei Guardiani della Baia non è per niente semplice. Le giornate sono lunghe e le ore di sonno molto poche. Dover assistere alla distruzione di così tante vite proprio davanti ai propri occhi, giorno dopo giorno, e non poter fare niente, se non fotografare, è mentalmente e fisicamente faticoso e richiede più forza e pazienza di quanto avessi mai pensato di poter avere. Quello che rende le cose un pochino più semplici è l’amore e il sostegno che ricevi dagli altri Guardiani della Baia che partecipano alla campagna. Queste persone incredibili, provenienti da ogni parte del mondo, diventano in breve tempo una famiglia. Senza il loro appoggio durante alcuni dei giorni più duri della mia vita non penso che sarei stata in grado di fare ciò che ho fatto a Taiji.
Essere a Taiji lo scorso anno è stata la cosa più difficile che abbia mai fatto. Ha messo alla prova la mia forza, la mia pazienza e la mia salute mentale, ma grazie a questa esperienza ora sono una persona migliore, più forte e più saggia. Poter essere lì, per due stagioni di seguito, e vedere come Sea Shepherd sta facendo la differenza è stata per me una grande emozione.

Per informazioni e approfondimenti potete visitare il sito di Sea Shepherd, www.seashepherd.it, e la nuova pagina Facebook italiana dei Guardiani della Baia, dove potrete seguire gli aggiornamenti quotidiani direttamente da Taiji, durante la stagione di caccia, tradotti dai volontari.

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giovedì 5 settembre 2013

Linus


"This is my favorite photo in the world - me and Linus, born to a dairy cow and ordered to be killed when the farmer saw he was a male (and thus useless in the dairy industry). A compassionate individual intervened, and he was brought to a sanctuary. 
I met him when he was a few days old and 60 pounds, and he would always try to sit on my lap. Today, 7 years young and 1500 pounds, he still tries to sit on my lap."

Colleen Patrick-Goudreau

lunedì 2 settembre 2013

Le radiazioni di Fukushima hanno ucciso centinaia di balene

 

2 settembre 2013 - Si è consumato alcuni giorni fa una delle più grandi tragedie che riguarda l’Umanità intera.
Nessuno ne parla ma il sito web cosmostv.org lo scorso 31 agosto, ha pubblicato i risultati di un rapporto nazionale del governo giapponese che a sua volta descrive la situazione del disastro di Fukushima un fatto grave e con ripercussioni che riguarderanno l’Oceano Pacifico.

Si è detto che la situazione nello stabilimento della centrale nucleare è andata a peggiorare, migliaia di tonnellate di rifiuti radioattivi sono stati scaricati verso l’Oceano Pacifico e questo ha causato un “ribollire dell’acqua”. Da allora, abbiamo ricevuto centinaia di telefonate ed email da persone di tutto il mondo che vogliono confermare la nostra storia.
Mentre si attende la preparazione di un report dal villaggio di Fukushima, sono rimasto scioccato nello scoprire centinaia di carcasse di balene morte, che si trovava lungo la spiaggia delle coste giapponesi, davanti a Fukushima al mattino presto. E ora ci sono anche di più, si sono diffuse su e giù per la costa, per quanto ho potuto vedere.
Espansione delle radiazioni di FukushimaUna vera strage di balene e delfini si sta consumando giorno dopo giorno e i rifiuti radioattivi versati in mare faranno una strage a breve tempo. Intervenire sarà impossibile, anche perché questi rifiuti viaggeranno per tutto l’Oceano seminando morte e dolore, anche tra gli abitanti delle Isole che sopravvivono alla pesca.
Il governo giapponese e gli altri governi mondiali ignorano la situazione abbastanza seria e grave. Due scienziati giapponesi intervenuti sulla spiaggia dove si trovavano le balene morte, hanno detto che il governo è stato in silenzio perché nessuno mai non si poteva nemmeno immaginare le conseguenze e l’impatto della crisi in atto a livello locale e globale. Gli stessi scienziati riconoscono che ciò che sta accadendo ora è molto importante e grave, ma anche loro possono solo intuire cosa accadrà domani.
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Quindi cosa potrà mai fare l’essere Umano davanti ad una tragedia annunciata?
Si spera solo in un intervento divino!

Fonte: segnidalcielo.it