martedì 28 agosto 2012

ZANONI: "NECESSARIO BLOCCO DELLA STAGIONE VENATORIA CAUSA SICCITA'
L'eurodeputato dell'Idv scrive a Monti e Clini: “Il parere dell’ISPRA e le norme europee vanno seguite senza esitazione. Le ultime piogge non risolvono il problema visti i danni permanenti sotto gli occhi di tutti”

28 ago 2012 - La grave siccità che ha colpito l’Italia da metà primavera e per tutta l’estate, ha compromesso la sopravvivenza della fauna selvatica, ormai messa a dura prova dalla lunga mancanza di acqua, ma anche di cibo.
A dirlo è un parere autorevole richiesto lo scorso 17 agosto dall’eurodeputato IdV Andrea Zanoni e rilasciato dall’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (cfr. allegato) – con il quale è stata messa in luce come la grave crisi idrica di questo periodo, che oramai dura da più di una stagione, ha messo in pericolo gli animali appartenenti alla fauna selvatica.
Infatti, il parere spiega che la mancanza di precipitazioni e le temperature assai elevate minacciano lo stato fisico degli individui, appartenenti alle specie selvatiche dei mammiferi e degli uccelli, sottoposti ad un enorme stress fisico.
Cosicché, la situazione che si è creata ha avuto, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie. Inoltre, il maggior dispendio energetico per raggiungere le fonti idriche, ridotte e fortemente disperse, ha ridotto il successo riproduttivo e aumentato la mortalità di giovani e adulti, in quanto maggiormente esposti al rischio di contrarre malattie e di essere predati. Alla siccità si aggiunge poi l’estrema difficoltà di alimentarsi, che perdurerà anche nei prossimi mesi perché in natura non sono venute a maturazione bacche, frutta e semi indispensabili per superare l'autunno e i mesi invernali.
L’ISPRA ha dunque concluso per la necessità di limitare l’attività venatoria, se non bloccarla totalmente per il 2012/2013, proprio per la condizione climatica esistente, con l’immediata sospensione delle attività ad essa connesse, come l’addestramento dei cani già iniziato lo scorso 19 agosto in pieno periodo riproduttivo, e con la revoca dell’anticipazione dell’apertura venatoria.
“Ho scritto anche al Presidente del Consiglio Monti e a Clini, Ministro dell’Ambiente, sottoponendo loro il parere che ho ricevuto dall’ISPRA” dice Andrea Zanoni “Le valutazioni scientifiche dell’Istituto Nazionale non possono passare inosservate”.
“È necessario bloccare la stagione venatoria che sta per cominciare per preservare la fauna selvatica, messa a dura prova da questa calamità naturale.
Se a ciò si aggiungono i ricorrenti incendi verificatisi ultimamente, proprio a causa della siccità, si comprende come gli animali selvatici siano già stati vittima di uno sterminio che non può protrarsi ancora.
La diversità biologica del territorio va tutelata e non devono essere fatti gli interessi della solita minoranza, i cacciatori, come sta facendo la Regione Veneto che invece di agire ha interpellato sulla siccità le province notoriamente sensibili solo alle istanze delle doppiette.
Va aggiunto che le ultime piogge e quelle che verranno non sposteranno di un millimetro la questione perché è evidente che il problema della mancanza di cibo come semi, bacche e frutta, la mancata riproduzione di molte specie e la loro elevata mortalità e distruzione, nonché la sparizione di molti habitat perdureranno per tutto l'inverno.
La Direttiva Uccelli, la 147/2009/CE, consente la caccia solo se non compromette la consistenza faunistica delle specie selvatiche, perciò ho ricordato a Clini e a Monti che, se non vogliamo incorrere nelle sanzioni europee per la violazione delle norme dell'UE, si devono prendere immediati provvedimenti come il blocco totale della caccia”.

lunedì 27 agosto 2012

FAUNA STREMATA, CLINI FERMI LA CACCIA
Richiesta di Enpa e Lav

27 agosto 2012 - Gli incendi rappresentano per l'Italia "una catastrofe ambientale che ha causato la morte di milioni di animali selvatici e distrutto habitat estremamente delicati". Così l'Ente nazionale protezione animali (Enpa) e la Lega Antivivisezione (Lav), che hanno scritto una lettera al ministro dell'Ambiente Corrado Clini per chiedere la "cancellazione della stagione venatoria". "Siamo nel pieno della stagione riproduttiva della fauna; i giovani uccelli e i cuccioli dei mammiferi, anche appartenenti a specie protette, non sono riusciti a sfuggire alle fiamme", scrivono le due associazioni animaliste. "Il danno subito dalle popolazioni selvatiche è gravissimo, perché non vi sarà alcun ricambio generazionale che possa rispondere alla morte di esemplari anziani o malati, e tutto questo rende ancora più a rischio la sopravvivenza di molte specie", Enpa e Lav chiedono quindi a Clini, "ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione che ripone nelle mani dello Stato il diritto-dovere di tutela del patrimonio faunistico, di adoperarsi per mettere in atto tutte le misure necessarie non solo per la difesa dei territori interessati, ma anche a tutela della fauna selvatica, rinviando l'apertura della stagione venatoria. Consentire di sparare già nei primissimi giorni di settembre -sottolineano - significherebbe infierire nei confronti della fauna selvatica stremata non solo dagli incendi, ma anche dalle temperature record di questi mesi".

(ANSA)

venerdì 24 agosto 2012

Numerosi avvistamenti estivi di balene nella Sardegna Settentrionale, un network internazionale per monitorarle
 
Golfo Aranci (OT) 24 agosto 2012 - Nel corso della presentazione annuale dei risultati della campagna estiva di monitoraggio cetacei dell’Accademia del Leviatano sono emerse importanti novità per quanto riguarda la distribuzione dei cetacei nelle acque del Tirreno centrale, delle Bocche di Bonifacio e, per la prima volta quest’anno, anche nel Mediterraneo occidentale, tra la Sardegna , le Baleari e le coste spagnole .
L’Accademia del Leviatano fa parte di un network di ricerca internazionale che utilizza traghetti di linea per monitorare balene e delfini. L’uso del traghetto come piattaforma di osservazione, infatti, permette di effettuare monitoraggi periodici di cetacei, e di verificare l’impatto del traffico marittimo, anche in aree di alto mare solitamente difficili da raggiungere con i normali natanti da ricerca.
 
“Quest’anno”, racconta la ricercatrice Stefania Carcassi, abbiamo iniziato a monitorare anche il tratto di mare lungo un transetto che dal nord della Sardegna arriva fino in Spagna. Ciò ci ha permesso di verificare l’esistenza di un’area, ad ovest dell’isola, dove la frequenza di avvistamento di cetacei, in particolare balenottere, è elevatissima”. Anche nella costa nord est, però, sono numerosissimi gli avvistamenti di balenottere come conferma il responsabile scientifico dell’associazione Luca Marini: “negli ultimi anni la presenza di balenottere nel Tirreno centrale è triplicata rispetto agli anni 90, non abbiamo però elementi per dire se si tratta di uno spostamento da altre aree, cosa più probabile, o di un aumento generale della popolazione di balene”.
 
Francesca Fabiano, ricercatrice sarda appena sbarcata dal traghetto, è invece responsabile della campagna di monitoraggio nelle Bocche di Bonifacio ed informa come: “già dall’anno scorso abbiamo cominciato a monitorare sistematicamente in estate l’area dello stretto, questo per verificare se esiste migrazione di balenottere tra le due aree hot spot di cetacei che sono state individuate; sia pescatori sia comandanti di nave ci hanno portato a conoscenza di avvistamenti di balenottere nel tratto delle Bocche di Bonifacio; senza però un monitoraggio sistematico, come quello realizzato dai traghetti, è difficile quantificare l’abbondanza degli animali”. Vista l’importanza e la sensibilità ecologica dello Stretto, riconosciuto come “Area Marina Particolarmente Sensibile”, il responsabile scientifico dell’associazione si augura che presto la Regione Sardegna possa collaborare al progetto contribuendo così a potenziare il monitoraggio.
 
Il monitoraggio avviene grazie alla collaborazione di compagnie come la Corsica-Sardinia Ferries e la Grimaldi lines, che ospitano i ricercatori a bordo dei traghetti, coinvolgendo anche i passeggeri: infatti, con un po’ di pratica si può fare anche whale watching anche da traghetto, basta “pazienza ed occhio allenato” ci conferma Ilaria Campana che dai traghetti studia la distribuzione dello zifio nel Tirreno centrale tra il porto di Civitavecchia e la Sardegna.
Il monitoraggio cetacei della Sardegna settentrionale fa parte di una rete internazionale che da Spagna, Francia ed Italia monitora i cetacei dal bordo dei traghetti. All’interno della rete vi sono tra gli altri Pelagos France, ISPRA, Fondazione CIMA, EcoOcean, Associazione Ketos e Fondazione CARICIV.
 
I dati raccolti da questo network di ricerca per i mari di Spagna, Francia ed Italia serviranno anche ad apportare conoscenze finalizzate ad adottare misure di conservazione e di protezione delle popolazioni di cetacei nel Tirreno e nel mar Ligure. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, grazie al Decreto del Presidente della Repubblica che ha istituito una Zona di Protezione Ecologica, in questa regione di mare le leggi italiane dovranno essere rispettate anche al di fuori del limite territoriale.
   
Per informazioni sulle attività dell’Accademia del Leviatano:  info@accademiadelleviatano.org
 
Accademia del Leviatano
Ente per lo studio e conservazione dei Mammiferi Marini.
blog: http://lericerchedelleviatano.blogspot.com/
webpage: http://www.accademiadelleviatano.org

sabato 18 agosto 2012

IL 20% DEGLI ITALIANI SOFFRE DI SPASMOFILIA?

ESAURIMENTI, DEPRESSIONI, DISTONIE:
IL 20% DEGLI ITALIANI SOFFRE DI SPASMOFILIA?



La spasmofilìa è una disfunzione cronica, straordinariamente diffusa, ma pressoché sconosciuta alla medicina ufficiale, anche se la sua prima scoperta risale addirittura a più di centotrenta anni fa! Di recente è stata nuovamente riscoperta in Francia e studiata con cura da un gruppo di medici (vedasi il libro del dr. Henry Rubinstein "Etes-vous Spasmophile?", editore Robert Laffont). In percentuale si può calcolare che ne soffra fra il 12% e il 20% della popolazione, il che significa che in Italia dovrebbero esisterne fra i 6 e gli 11 milioni. A mio parere sono anche di più. Che sia una disfunzione ampiamente diffusa lo dimostra il fatto che rientrano in questa classificazione le distonie neuro-vegetative, l'affaticamento neuro-psichico, il colon irritabile, le nevrosi ansioso-depressive, gli "esaurimenti", gran parte delle cosiddette malattie psicosomatiche e da stress. Biologicamente la spasmofilia consiste in un'alterazione costituzionale della permeabilità della membrana cellulare, per cui lo spasmofilo ha un bisogno assai più grande della persona normale di calcio, magnesio, zinco, vit. D e di altre vitamine e sali minerali che perde troppo facilmente, appunto per l'eccessiva permeabilità cellulare. Quindi lo spasmofilo se si alimenta come gli altri, va soggetto a carenze multiple di sali minerali e vitamine. Si nasce spasmofili, ma la disfunzione rimane allo stato latente, finché non sopravviene un fatto stressante che porta alla luce la disfunzione. E' per questo motivo che, pur essendoci allo stato latente un ugual numero di spasmofili maschi e femmine, in realtà le donne, che debbono sopportare crisi come la gravidanza, il parto, l'allattamento danno una maggior percentuale di spasmofili allo stato manifesto. L'eccessiva perdita, da parte delle cellule, di sali come il calcio ed il magnesio, portano all'accumulo nelle stesse, di potassio, che ha un forte potere rinvigorente, ma, in eccesso, una propensione a creare spasmi. Di qui il nome "spasmofilia" = affinità per lo spasmo. Quindi, come prima conseguenza pratica, si può stabilire che lo spasmofilo non deve eccedere nel consumo di frutta e verdura, ma aumentare il consumo dei cibi contenenti calcio e magnesio, che si trovano nel latte, formaggio, sale marino integrale, noci, legumi. Purtroppo le verdure e la frutta coltivate sono sempre più ricche di potassio, in quanto questo sale viene usato come concime, mentre non lo sono calcio, magnesio e zinco. Per aumentare nella pelle la formazione di vitamina D, occorrerebbe stare al sole, a pelle scoperta, il più possibile: ma anche questa precauzione non è sempre sufficiente. Molto più facile ricorrere agli integratori alimentari.


I SINTOMI


Si può ritenere di essere spasmofili se si riscontrano almeno una decina dei sintomi sottoelencati:

1 - Affaticamento. Nel 90% dei casi lo spasmofilo si trova al mattino più stanco di quando è andato a dormire. Durante la giornata la fatica si attenua, ma ogni tanto prendono il sopravvento delle crisi di debolezza e di stanchezza.
2 - Regolazione difficoltosa della temperatura corporea: a vampate di calore
possono seguire brividi di freddo.
3 - Si può avere anoressia (mancanza di appetito) o bulimia (fame eccessiva) con relativo dimagrimento od obesità.
4 - Digestione laboriosa.
5 - Stitichezza
6 - Nervosismo e irritabilità.
7 - Salti repentini di umore che possono andare dalle crisi di risa alle crisi di pianto.
8 - Ansia (praticamente costante negli spasmofili). Si manifesta come apprensione, tendenza alla inquietudine, tendenza a fare una montagna di una cosa da nulla.
9 - Angoscia con il nodo alla gola. A volte si ha l'impressione di star per soffocare o addirittura di star per morire.
10 - Sudori freddi.
11 - Tremori interni.
12 - Fobie varie, come la paura di trovarsi in luoghi affollati, di uscire, di trovarsi in luoghi chiusi, ecc.
13 - Paure immotivate, che portano lo spasmofilo a starsene da solo, ad evitare il contatto con la gente, ad evitare amicizie.
14 - Sovente lo spasmofilo è portato a "piangersi addosso", si sente l'individuo più sfortunato della terra e quindi è triste, con i tratti tirati, un'aria mesta e lugubre.
15 - Lo spasmofilo dorme male. Le insonnie sono estremamente frequenti, soprattutto nella seconda parte della notte. Lo spasmofilo si risveglia verso le due o le tre e non riesce più ad addormentarsi se non verso il mattino. Il fatto di girarsi e rigirarsi nel letto esaurisce ancor di più un soggetto già esaurito. Sovente il nervosismo che s'impadronisce dell'organismo dello spasmofilo è tale che è obbligato ad alzarsi di tanto in tanto e far delle passeggiatine per sgranchirsi i muscoli contratti.
16 - Se si addormenta è sovente preda di incubi; frequenti i sogni di cadute.
17- Lipotimie (assenze). Il soggetto rimane come addormentato ad occhi aperti per qualche secondo o qualche minuto. Se lo si chiama non risponde in quanto non sente. Non è uno svenimento ma è tuttavia una perdita di conoscenza proprio come se il soggetto fosse assente.
18 - Crampi muscolari in ogni parte del corpo. Caratteristici quelli dolorosi del polpaccio che obbligano a saltar giù dal letto in piena notte, oppure quelli del pollice delle mani che si contrae e non riesce più a drizzarsi se non riportato al suo posto con l'altra mano.
19 - Dolori vaganti in tutti i muscoli che impediscono movimenti e sforzi.
20 - Formicolii alle mani e ai piedi.
21 - Formicolii alla gola, attorno alla bocca e, caratteristici, nell'interno delle orecchie.
22 - Mioclonie. Gruppi di muscoli che si contraggono involontariamente e ritmicamente.
23 - Clonie palpebrali. Le palpebre hanno delle contrazioni ritmiche involontarie.
24 - Mal di testa di ogni genere.
25 - Vertigini.
26 - Sensazione di nebbia dinnanzi agli occhi.
27 - Percezione di punti scuri (mosche volanti) o di punti luminosi dinnanzi agli occhi.
28 - Dolori vari alla colonna vertebrale, simulanti l'artrosi cervicale, dorsale, lombare.
29 - Palpitazione del cuore; tachicardia, sovente confusa con la nevrosi cardiaca.
30 - Dolore precordiale ed oppressione cardiaca (il classico macigno sul petto), che fanno temere che ci sia un infarto in arrivo (lo spasmofilo è anche un apprensivo!).
31 - Disfunzioni digestive, pseudo gastriti, pseudo coliti (assai più comuni delle vere coliti e che sono denominate "coliti psicosomatiche").
32 - Oppressione respiratoria pseudoasmatica.
33 - Sensazione di soffocamento (il già ricordato "nodo in gola").
34 - Unghie molli, che si rompono o sfaldano facilmente, oppure che crescono in modo contorto (ai piedi).
35 - Capelli fragili che si rompono e cadono con facilità.
36 - Pelle delle mani e dei piedi che si screpola senza apparenti ragioni.
37 - Carie frequenti ed importanti.
38 - In qualche caso opacamento del cristallino con formazione di cataratta.
39 - Nella sfera genitale per l'uomo eiaculazione precoce, impotenza; per la donna: dolori mestruali, vaginismo, frigidità.
40 - Malattie allergiche.
41 - Psoriasi, eczemi, acne.
42 - Ipoglicemia funzionale e ipotiroidismo. E' significativo il fatto che la spasmofilia, l'ipoglicemia e l'ipotiroidismo abbiano molti sintomi in comune e molto di frequente siano presenti nella stessa persona.

La spasmofilia è polimorfa, cioè dà moltissimi sintomi e disturbi diversi. Quelli elencati non sono neppure tutti. Eppure la medicina ufficiale è (soprattutto in Italia) assai restia ad ammetterne l'importanza e persino l'esistenza. Come si può spiegare un fatto del genere? Come in altri casi il motivo base è prettamente una questione di profitti. Gli spasmofili sono estremamente numerosi e costituiscono una massa ingente di consumatori di medicinali,

soprattutto di antidolorifici, calmanti, ansiolitici, tutti farmaci che debbono essere somministrati per tutta la vita in dosi sempre crescenti. Gran parte degli introiti dell'industria farmaceutica sono dovuti proprio a questo immenso "parco buoi" (se è lecito usare una espressione propria della borsa!). La vera cura della spasmofilia, a mezzo di minerali e vitamine renderebbe invece pochissimo. Quindi si nega l'esistenza stessa della malattia, oppure la si confina a quei rarissimi casi estremi di tetania in cui l'ammalato viene colpito da paralisi, da crampi fortissimi, che lo rendono un invalido. Come già detto casi gravissimi, ma molto rari. Gli infiniti casi comuni vengono disconosciuti o etichettati come distonie neuro-vegetative o in altri modi (come già detto). Lo spasmofilo si riconosce facilmente dai sintomi sopra elencati. Se siete afflitti da una decina o più di questi sintomi è ben facile che anche voi apparteniate a questo esercito di persone dolenti. Le analisi della calcemia e della magnesiemia (percentuale di calcio e magnesio presenti nel sangue) servono a poco in quanto la carenza che provoca i disturbi è quella che si verifica a livello del siero delle cellule e non del siero del sangue. In pratica la conferma migliore di una supposta spasmofilia, la può dare una integrazione di bioregolatori di alcuni giorni, che dà immediatamenti effetti positivi e che è assolutamente innocua. Se non fosse il vostro caso non avete da temere danni o reazioni secondarie.

LA CURA


La medicina ufficiale tende a curare lo spasmofilo (non riconosciuto come tale), con montagne di antidolorifici, di calmanti, di ansiolitici, che sono estremamente utili solo a chi li fabbrica e li vende, tanto più che gli spasmofili non guariscono mai e diventano farmaco-dipendenti a vita.

Lo spasmofilo invece ha bisogno di un quantitativo superiore alla media di calcio, magnesio, zinco, vitamina D, vitamine del gruppo B, ed altri simili fattori. Quindi il rimedio più logico è proprio quello di dare allo spasmofilo quello di cui ha bisogno. Occorre tener conto che la spasmofilia è un difetto costituzionale della persona che, come tale, non può essere radicalmente estirpato, ma solo tenuto a bada per tutta la vita come se non esistesse affatto. La somministrazione degli adatti microalimenti dà quasi subito degli evidenti vantaggi che possono poi essere consolidati con un trattamento più prolungata e stabilizzati poi con una modesta assunzione periodica di microalimenti. In questo modo si può vivere al riparo dagli effetti devastanti della spasmofilia.
Io stesso ho sofferto per decenni di questa disfunzione. Soprattutto al cuore con frequente tachicardia ed extrasistole (diagnosi: nevrosi cardiaca), poi spasmi e dolori ai muscoli (diagnosi: reumatismi), ansia, depressione e numerosi altri fra i sintomi elencati.
Ora ho capito la vera natura dei miei inconvenienti, ho realizzato che non soffro affatto di nevrosi, né di reumatismi, né di ansia, né di depressione, né di anormale stanchezza. Non sento neppure più le extrasistoli. I miei disturbi sono praticamente scomparsi.
Il nostro Centro Ricerche Ecologia e Salute è in contatto con altri centri del genere nel mondo, fra cui quello celebre del prof. Linus Pauling, l'unica persona che abbia ricevuto due premi Nobel ed oltre quaranta lauree ad honorem da parte di università di tutto il mondo.
Studiamo ed esperimentiamo trattamenti complessi a base di sostanze ortomolecolari (vitamine, sali minerali, oligoelementi, ecc.) per la correzione delle disfunzioni di bioregolatori più varie. Oltre che per la spasmofilia in tutte le sue manifestazioni, abbiamo ottenuto
risultati straordinariamente interessanti nelle carenze di micronutrienti associate ad artrite reumatoide, artriti, manifestazioni dolorose di origine nevritica, disfunzioni circolatorie, gotta, diabete, allergie, ed in tutti gli stati critici come convalescenze, gravidanza, vecchiaia. Con la Nutrizione Ortomolecolare si rafforzano, senza pericoli né reazioni collaterali, tutte le funzioni vitali come la produzione dell'energia, lo svelenamento dell'organismo, le difese immunitarie, la difesa contro i tumori ed il precoce invecchiamento.
Risultati, che possono sembrare incredibili, si ottengono con tecniche raffinate, come l'uso di complesse associazioni sinergiche, l'adozione di tutte le più recenti scoperte di una scienza che sta compiendo passi da gigante, la personalizzazione dei trattamenti.


dr Sergio Martinat

giovedì 16 agosto 2012

ricerca dell’Università dell’Aquila 
Mangiare cacao contro l'Alzehimer 
Una piccola quantità giornaliera di cioccolato aiuta il cervello a mantenersi giovane e allontana il rischio di demenza
 
MILANO - A volte sembra che tutto ciò che è buono abbia anche la caratteristica di fare male alla salute, ma il cioccolato è pronto a sfatare questa credenza. Il cacao infatti può essere annoverato tra le sostanze buone e appaganti per la gola che hanno anche il pregio di far bene. A patto che, naturalmente, lo si consumi in modiche quantità e all'interno di una dieta equilibrata. 

LO STUDIO - Questa confortante verità viene infatti consolidata da una ricerca italiana che aggiunge un'altra importante virtù al cacao, capace di frenare il declino cognitivo che interessa il 6 per cento degli over 70. In polvere, sotto forma di tavoletta o di bevanda, poco importa: l'ultimo potere del cacao pare sia quello di contrastare l'Alzheimer. Oltre a essere un antidepressivo e un antiossidante, a migliorare le funzioni dei vasi sanguigni e a ridurre la pressione, questa sostanza che ha anche il vantaggio di essere buona vanta la capacità di contrastare l'invecchiamento delle cellule cerebrali. Lo ha scoperto l'équipe coordinata dal professor Giovambattista Desideri, della Divisione Geriatrica dell'Università dell'Aquila, in uno studio pubblicato sul giornale Hypertension

GRAZIE AI FLAVONOLI - E' tutto merito dei flavonoli del cacao, ovvero dei composti appartenenti alla classe dei flavonoidi: nelle giuste dosi sarebbe infatti grazie a questi componenti naturali che il cacao aiuterebbe a frenare il declino cognitivo. Lo studio ha cpoinvolto novanta persone anziane già interessate da un declino cognitivo lieve, condizione che comporta la perdita di memoria e che può progredire fino ad arrivare alla demenza e all'Azheimer. 

TRE GRUPPI, TRE DOSI DIVERSE - I partecipanti sono stati suddivisi poi in tre gruppi, a ciascuno dei quali è stata somministrata una quantità variabile di bevanda contenente flavonoli per un periodo di otto settimane. Le quantità distribuite sono state rispettivamente di 990 mg, 520 mg e 45 mg. Per isolare l'effetto dei flavonoli del cacao inoltre sono state inibite tutte le altre sostanze che possono contenere questi composti. Alla fine dell'esperimento i volontari sono stati poi sottoposti ad alcuni test neurofisiologici per misurarne la memoria, i riflessi cognitivi, la velocità di ragionamento ed è risultato che coloro che avevano assunto i flavonoli in dosi medio-alte registravano performance congitive migliori. 

CONCLUSIONI – Il ruolo chiave dei flavonoli del cacao, secondo i ricercatori, sta soprattutto nel ridurre l'insulino-resistenza, ovvero la reattività dell'organismo all'ormone che controlla gli zuccheri. Se il cacao mantiene il cervello giovane sarebbe infatti proprio grazie alla riduzione della resistenza all'insulina, clinicamente correlata al miglioramento delle performance mentali.

 

16 agosto 2012
www.corriere.it

martedì 14 agosto 2012

L'ESPERIMENTO PUBBLICATO SU «SCIENTIFIC REPORTS»
Dopo Fukushima, le farfalle non hanno più le ali
I risultati dello studio di un'équipe giapponese sulle Zizeeria: anomalie genetiche e fisiologiche dopo le radiazioni 


Dall'alto, la farfalla  Zizeeria prima e dopo Fukushima (Ansa)
MILANO - Prima le ali erano grandi, tonde e ampie. Ora sembrano accartocciate. Come se qualcuno le avesse rinchiuse in un pugno. Un pugno radioattivo che di generazione in generazione fa crescere i casi di malformazioni genetiche. Vittime accertate, per ora, sono le farfalle. Quelle che vivevano a poca distanza dalla centrale nucleare di Fukushima Dai-Ichi, teatro dell'incidente avvenuto il 12 marzo 2011.
 
LO STUDIO - L'esperimento è stato realizzato da alcuni studiosi giapponesi che hanno scoperto come le radiazioni subite dalle farfalle catturate nell'area vicino alla centrale abbiano causato loro danni fisiologici e genetici. Le Zizeeria maha blu, molto comuni in Giappone, hanno avuto malformazioni sulle ali, sugli occhi, sulle zampe, sulle antenne. Non solo. Le anomalie aumentano di generazione in generazione. «Nel maggio 2011 - scrivono gli studiosi giapponesi autori dell'esperimento poi pubblicato sulla rivista online Scientific Reports - abbiamo raccolto 144 esemplari, maschi e femmine, nelle aree colpite dalle radiazioni: a prima vista sembravano tutte normali, ma su alcune Zizeeria già si notavano alcune lievi anomalie». 
La Licenide blu conle ali deformate (Ansa)
ATTRAVERSO LE GENERAZIONI - I «difetti» aumentano nella seconda generazione: il 18 per cento delle farfalle blu nate da quelle del maggio 2011 (che nel marzo, all'epoca dell'esplosione nucleare erano appena delle larve) ha malformazioni simili ma più evidenti, spiega Joji Otaki, studioso all'Università Ryukyu di Okinawa. La percentuale sale al 34% per la terza generazione. Sei mesi dopo il disastro, un nuovo lotto di esemplari viene portato in laboratorio: le anomalie questa volta sono nel 52% dei casi. Questo significa, dicono gli studiosi, che «le radiazioni hanno danneggiato i geni delle farfalle».
 
«SERVE PRECAUZIONE» - Ma gli scienziati frenano e sottolineano come questi risultati vadano presi con precauzione e che gli effetti analizzati al momento possano essere rilevati solo sulle Zizeeria. Ma c'è da dire che le farfalle in genere sono considerate degli utili indicatori ambientali. E in particolare le Zizeeria, che fanno parte della famiglia dei Licenidi e che a causa delle loro ali colorate sono più sensibili ai cambiamenti ambientali. 



AMBIENTE| ACQUE CONTAMINATE ANCHE DA BATTERI FECALI PER DEPURAZIONE INADEGUATA 
Legambiente: allarme mare inquinato
in Calabria, Liguria e Campania
 
Il monitoraggio di Goletta Verde delle coste italiane: in Sardegna e Toscana l'acqua più pulita 
 
La mappa del mare inquinato
Le Regine dell'acqua blu, Sardegna e Toscana, sono ancora più pulite. Ma altrove il mare italiano è sempre minacciato dall'inquinamento. Ben 120 punti - uno ogni 62 chilometri di costa - sono risultati contaminati nelle analisi condotte dalla Golette Verde di Legambiente (VEDI LA MAPPA) . E la maglia nera, anche quest'anno, finisce a due regioni del Sud: Calabria e Campania. 
 
FORTEMENTE INQUINATI - Due mesi di circumnavigazione dello Stivale per monitorare lo stato di salute del mare italiano. E il bilancio finale dell'edizione 2012 di Goletta Verde parla chiaro. Su un totale di 205 analisi microbiologiche effettuate dal laboratorio itinerante, i campioni risultati «fuori legge» sono 120, di cui 100 quelli «fortemente inquinati», cioè con concentrazioni di batteri di origine fecale pari ad almeno il doppio dei limiti di legge. 
TORRENTI E FIUMI - I nemici numero uno del mare sono risultati torrenti, fiumi e canali. I ricercatori denunciano infatti l'emergenza legata alle foci dei corsi d'acqua, dove è stato rilevato l'86% dei punti inquinati. 
Il mare della Sardegna
DEPURAZIONE INADEGUATA - Sul banco degli imputati la mancata o inadeguata depurazione dei reflui fognari che, stando alle elaborazioni di Legambiente su dati Istat, riguarda ancora 24 milioni di abitanti, che scaricano direttamente in mare o indirettamente attraverso fiumi e canali utilizzati come vere e proprie fognature. La regione peggiore da questo punto di vista è la Sicilia, con 4 milioni e mezzo di cittadini non adeguatamente serviti, seguita dal Lazio (più di 3 milioni di cittadini) e dalla Lombardia (3 milioni). Un problema sanitario e ambientale che sta per diventare anche economico, vista la condanna dell'Italia da parte della Corte di Giustiza europea di fine luglio perché 109 Comuni medio grandi, distribuiti in 8 regioni, non si sono ancora adeguati alla direttiva europea sul trattamento delle acque reflue. «Si tratta di una situazione davvero imbarazzante che va sanata una volta per tutte - dichiara Stefano Ciafani, vicepresidente nazionale di Legambiente - La sentenza di condanna europea rischia di far pagare ai cittadini italiani multe milionarie con soldi che invece andrebbero investiti per aprire nuovi cantieri per la depurazione».
Stintino

LA LIGURIA - I mari più sporchi sono anche quest'anno quelli di Calabria e Campania, rispettivamente con 19 e 14 punti inquinati, mentre a sorpresa si piazza al secondo posto la Liguria con 15 prelievi risultati oltre i limiti di legge.
 
SICILIA E SARDEGNA - Sardegna e Toscana si confermano anche quest`anno le regioni col mare più pulito, rispettivamente con un campione inquinato ogni 433 e 200 km di costa.