giovedì 8 aprile 2021

Giappone, le pagine del giornale impregnate di semi di fiori: dopo la lettura The Mainichi si può piantare
 
Un giornale che dà i suoi frutti. Letteralmente. Non solo perché punta al suo obiettivo principale, ovvero quello di informare, nella maniera più corretta possibile. Ma lo fa anche pensando, concretamente, alla vita dei suoi lettori. E all’ambiente che li circonda. Come? Realizzando un quotidiano che invece di finire nel cassonetto dei rifiuti, dopo esser stato sfogliato e possibilmente letto dalla prima all’ultima pagina, può essere piantato e fiorire.
L’idea del “vivaio da leggere” è venuta alla casa edittrice giapponese The Mainichi Newspapers Co. Ltd che ha lanciato questo nuovo seme giornalistico-ambientale nel mercato della stampa con la testata The Mainichi (il nome significa quotidiano, all'ordine del giorno, corrisponde all'inglese every day) che conta circa cinque milioni di copie al giorno di tiratura. L’obiettivo è doppio: diminuire la mole dei rifiuti da un lato e far diventare le città del Giappone ancora più verdi, con tanta natura in più non solo dentro casa ma anche fuori nei cortili, nelle aiuole, nei giardini urbani.
 

Il processo che porta a  trasformare le pagine in piantine da innaffiare è semplice ma geniale. Alla carta di base, ovviamente riciclata senza l'uso di solventi tossici, vengono aggiunti semi dei fiori più disparati. La polpa così ottenuta viene successivamente lavorata con l’inchiostro usato per stampare gli articoli che è rigorosamente a base vegetale. Quindi il composto viene pressato perché ne esca carta adatta ai grandi rotoli per le rotative. Così, dopo essersi informati sui fatti della giornata il quotidiano non verrà buttato ma sarà pronto per una nuova vita. Potrà essere piantato intero magari in un’aiuola e anche sminuzzandolo nella terra in più vasi e vasetti. Pochi giorni e arriveranno i primi germogli.
 
Con questa iniziativa il giornale che può essere definito verde sulla… carta, e che si occupa parecchio anche di piante e di giardinaggio ha conquistato molti lettori in più. Ed è anche stato diffuso nelle scuole che lo hanno “adottato” come esempio concreto di cultura ambientale.
 
Luisa Mosello 

18 Febbraio, 19:22
 
www.ilmessaggero.it/
 

domenica 14 marzo 2021

Maria Paola Chiesi, l’imprenditrice che salva gli alberi: «Ne sogno 200.000, uno per abitante»

Maria Paola Chiesi conta di raggiungere il traguardo del suo bosco urbano tra cinque anni. «L’emergenza climatica è più devastante della pandemia»

 
Maria Paola Chiesi, l'imprenditrice che salva gli alberi: «Ne sogno 200.000, uno per abitante»  
Maria Paola Chiesi, 52 anni, imprenditrice (foto Annarita Melegari)

Per ora è solo un sogno, ma lei ci crede. Circondare Parma di boschi. «Duecentomila alberi piantati in cinque anni. Uno per ogni abitante. Sarebbe un risultato straordinario se solo raggiungessimo questo primo obiettivo». Precisiamo: chi si è messo in testa di rimboscare Parma e la sua provincia, chi si è messo a sognare, non è una fondamentalista dell’ambiente. Maria Paola Chiesi è un’imprenditrice di 52 anni, di un grande gruppo farmaceutico (Chiesi Farmaceutici S.p.A.) tra i più importanti in Italia e nel mondo. Un’imprenditrice però che parla come una radicale.

Emergenza

«Le aziende non possono andare avanti così. La società intera non può andare avanti così. L’emergenza climatica è molto più devastante dell’attuale pandemia. O ci prendiamo cura del pianeta o non ci salveremo. Radicale io? Diciamo razionale». Chiesi è una donna sposata, madre di tre figli, che in realtà mescola due elementi: il pragmatismo imprenditoriale e un sentimentalismo legato ai ricordi d’infanzia. Spiega: «Forse la mia sensibilità deriva dal fatto che sono cresciuta in campagna, in mezzo ai campi. Ma è anche vero che i miei ragionamenti sono basati su ciò che ci dicono gli scienziati: è l’emergenza climatica a imporre alle aziende e ai cittadini una nuova visione».

Bosco urbano

La sua idea di «Bosco urbano» ha partorito il Consorzio Kilometroverde, di cui è presidente, nel maggio di un anno fa. Un Consorzio composto per ora da 27 tra soci ordinari e sostenitori che si è posto l’obiettivo di mettere «a dimora» un numero di alberi tale da arrivare ai 200 mila in cinque anni. «Un giorno mi sono detta: ma perché non pensare in grande? Non sognare?». Ecco l’idea germogliare. Il sogno: dare vita, ex novo, a boschi e biodiversità in tutta la provincia di Parma su superfici minime di 2.000 metri quadrati, perché questa è la definizione italiana di boschi. Il Consorzio sta contattando uno per uno comuni della provincia, aziende e agricoltori. A loro si chiede di mettere a disposizione i terreni che per motivi diversi non utilizzano. Maria Paola Chiesi crede nella funzione sociale delle imprese: «Non possono pensare solo al profitto, di essere dei parassiti del pianeta usando molte risorse umane, ambientali, sociali ed economiche. Devono assumersi le loro responsabilità». Giorni fa un dirigente dell’Arpa Emilia-Romagna le ha mostrato dei numeri: «Il Covid ha provocato circa 70 mila decessi, le morti per inquinamento sono state 70 mila». Il dibattito è in corso. Non tutti sono d’accordo, c’è chi parla di catastrofismo ambientale. E l’imprenditrice sa che non basta solo piantare alberi per rivolvere i problemi. «Ma che io sappia non c’è miglior tecnologia dell’albero per intrappolare i veleni».

 

Per ora è solo un sogno, ma lei ci crede. Circondare Parma di boschi. «Duecentomila alberi piantati in cinque anni. Uno per ogni abitante. Sarebbe un risultato straordinario se solo raggiungessimo questo primo obiettivo». Precisiamo: chi si è messo in testa di rimboscare Parma e la sua provincia, chi si è messo a sognare, non è una fondamentalista dell’ambiente. Maria Paola Chiesi è un’imprenditrice di 52 anni, di un grande gruppo farmaceutico (Chiesi Farmaceutici S.p.A.) tra i più importanti in Italia e nel mondo. Un’imprenditrice però che parla come una radicale.

Emergenza

«Le aziende non possono andare avanti così. La società intera non può andare avanti così. L’emergenza climatica è molto più devastante dell’attuale pandemia. O ci prendiamo cura del pianeta o non ci salveremo. Radicale io? Diciamo razionale». Chiesi è una donna sposata, madre di tre figli, che in realtà mescola due elementi: il pragmatismo imprenditoriale e un sentimentalismo legato ai ricordi d’infanzia. Spiega: «Forse la mia sensibilità deriva dal fatto che sono cresciuta in campagna, in mezzo ai campi. Ma è anche vero che i miei ragionamenti sono basati su ciò che ci dicono gli scienziati: è l’emergenza climatica a imporre alle aziende e ai cittadini una nuova visione».

Bosco urbano

La sua idea di «Bosco urbano» ha partorito il Consorzio Kilometroverde, di cui è presidente, nel maggio di un anno fa. Un Consorzio composto per ora da 27 tra soci ordinari e sostenitori che si è posto l’obiettivo di mettere «a dimora» un numero di alberi tale da arrivare ai 200 mila in cinque anni. «Un giorno mi sono detta: ma perché non pensare in grande? Non sognare?». Ecco l’idea germogliare. Il sogno: dare vita, ex novo, a boschi e biodiversità in tutta la provincia di Parma su superfici minime di 2.000 metri quadrati, perché questa è la definizione italiana di boschi. Il Consorzio sta contattando uno per uno comuni della provincia, aziende e agricoltori. A loro si chiede di mettere a disposizione i terreni che per motivi diversi non utilizzano. Maria Paola Chiesi crede nella funzione sociale delle imprese: «Non possono pensare solo al profitto, di essere dei parassiti del pianeta usando molte risorse umane, ambientali, sociali ed economiche. Devono assumersi le loro responsabilità». Giorni fa un dirigente dell’Arpa Emilia-Romagna le ha mostrato dei numeri: «Il Covid ha provocato circa 70 mila decessi, le morti per inquinamento sono state 70 mila». Il dibattito è in corso. Non tutti sono d’accordo, c’è chi parla di catastrofismo ambientale. E l’imprenditrice sa che non basta solo piantare alberi per rivolvere i problemi. «Ma che io sappia non c’è miglior tecnologia dell’albero per intrappolare i veleni».

giovedì 11 marzo 2021

Eventi avversi gravi: Aifa dispone stop in Italia per lotto vaccino AstraZeneca

 
 
A seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19, l’Agenzia italiana del farmaco Aifa  ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’EMA, agenzia del farmaco europea. Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi. 
 
Aifa, verifiche su lotto AstraZeneca con Nas, campioni a Iss

L’Agenzia italiana del farmaco Aifa “sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i NAS e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanita'”. Lo comunica l’Aifa in merito alla decisione di vietare l’utilizzo sul territorio nazionale di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19 dopo  la segnalazione di alcuni eventi avversi gravi. Aifa comunicherà tempestivamente “qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”. 

www.nordest24.it

 

 

lunedì 1 marzo 2021

Abbracciare gli alberi fa bene

Tramite l'utilizzo di determinati strumenti e antenne Lecher si è scoperto che i vegetali, non solo gli animali (e gli umani), sono come antenne che vibrano, emettendo segnali elettromagnetici a frequenze che entrano in risonanza con i nostri organi. Grazie alle scoperte dello scienziato belga, il dr. Walter Kunnen, è stato dimostrato che la biodiversità espressa dagli alberi non è solo funzionale o morfologica, ma anche energetica. L'intensità di questi campi elettromagnetici è debole e produce effetti significativi misurabili sul corpo umano fino a 30-40 cm dal tronco (dipende dalle dimensioni della pianta).
 
Tra le piante sul territorio europeo che "risuonano" positivamente con i nostri organi, favorendo una buona salute, ci sono: gli abeti, gli aceri, l'agrifoglio, allora, betulla, bosso, camelia carpino, castagno, cedro, ciliegio, corbezzolo, corniolo, faggio, ginkgo, ippocastano, leccio, magnolia, melo, melograno, mirto, olivo, olmo, palma, pino, platano, quercia, rosmarino, salice, sambuco, tiglio.

sabato 27 febbraio 2021

 L'energia che ci circonda

«Se vuoi comprendere i segreti dell'Universo pensa in termini di energia, frequenza e vibrazione» affermava un secolo fa Nikola Tesla. Infatti, si è scoperto che non solo i corpi celesti emettono energia, ma anche le cellule di tutti gli esseri viventi ne emettono e ricevono, sottoforma di radioonde, infrasuoni, microonde, frequenze luminose visibili e invisibili, ecc.
Il prof. Carlo Ventura, Ordinario di Biologia molecolare all'Università di Bologna, ha scoperto che le cellule sono in grado di emettere campi elettromagnetici e vibrazioni nanomeccaniche. Per cui l'esposizione a campi radioelettrici è in grado di riprogrammare le cellule umane della pelle, più esterne e a contatto con le frequenze dell'ambiente, in altri tipi di cellule (cardiovascolari, muscolari, neuronali, ecc). 
 
 (Photo @age_cox)

lunedì 22 febbraio 2021

"Molti anni fa, quando ero solo vegetariano, incontrai il fantastico Cesar Chavez, che mi disse: «Se vuoi prevenire la sofferenza degli animali, la prima cosa a cui dovresti rinunciare sono uova e latte, perché gli animali che li producono conducono la più infelice delle esistenze. Faresti meglio a mangiare carne e smettere di mangiare uova e latticini». Ero sconvolto, perché non avevo alcuna intenzione di mangiare carne, ma non avevo mai pensato di rinunciare a uova e latticini. Ma quando esaminai a fondo la questione capii che aveva ragione, e adesso, a distanza di anni, dopo aver studiato l’argomento da vicino, so per certo che era nel giusto, per via del trattamento crudele inflitto agli animali allevati per questi prodotti.
I vantaggi di una dieta vegana sono enormi e riguardano la nostra salute, l’ambiente e gli animali."
 
Jeffrey Moussaieff Masson

mercoledì 16 dicembre 2020

PROF. CHRISTIAN PERRONNE: ”NON SONO VACCINI, MA PRODOTTI DI TERAPIA GENICA”

“Vaccinazione di massa non è necessaria. Inorridito da clima di terrore”

L’esperto francese di malattie infettive Christian Perronne –Capo del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’ospedale di Garches/ Francia – si dice preoccupato: “Quelli che ci vengono offerti non sono vaccini, ma prodotti di terapia genica.”  

di Christian Perronne *

 

3 dicembre 2020 
 
La Francia, che da mesi vive un incubo, si sta svegliando. In molte città del nostro Bel Paese, il popolo marcia per riconquistare la libertà, per chiedere il ritorno della democrazia. Come medico, specialista in malattie infettive ed essendo stato presidente di numerosi enti o istituti di sanità pubblica, anche sui vaccini, misuro ogni giorno le incertezze che generano la paura la crescente confusione dei nostri concittadini. Corro il rischio di essere nuovamente qualificato come “cospiratore”, termine che designano coloro che criticano o sfidano il singolo pensiero. Finisco per essere orgoglioso di queste etichette, le mie parole che esprimono la verità non sono mai cambiate dall’inizio dell’epidemia. Ritengo quindi che sia mia responsabilità esprimermi anche oggi sull’intero aspetto medico del Covid-19 ed in particolare sul tema vaccino, ormai elemento centrale e quasi unico della politica della Salute.
 
Molti francesi sono stati ipnotizzati dalla “politica” della paura. Da settembre 2020 ci era stata raccontata una seconda terribile ondata di epidemia, peggiore della prima. Il ministro della Salute, il dottor Olivier Véran, il presidente del comitato scientifico dell’Eliseo, il prof. Jean François Delfraissy, il direttore generale della salute, il prof. Jérôme Salomon, l’Institut Pasteur hanno annunciato cifre catastrofiche con un aumento esponenziale del bilancio delle vittime.
 
Gli ospedali dovevano essere saturati e sopraffatti. Anche il presidente della Repubblica, durante un recente discorso televisivo che annunciava la riconferma, aveva previsto non meno di 400.000 morti, che si aggiungono ai 200.000 stimati poco prima dal professor Arnaud Fontanet de Pasteur. Questi numeri irrealistici avevano un solo scopo, mantenere la paura per farci restare confinati, saggiamente mascherati.
 
Tuttavia, l’uso diffuso di maschere nella popolazione generale non ha alcuna evidenza scientifica dimostrata ad arginare l’epidemia di SARS-CoV-2. L’uso delle mascherine dovrebbe essere mirato ai pazienti (soprattutto alle persone a rischio), ai sanitari e a chi sta in contatto con queste categorie di pazienti.
 
Ma l’epidemia sta regredendo e non ha portato ad alcuna apocalisse. La dinamica della curva aveva mostrato per settimane il profilo di un rimbalzo epidemico stagionale che si osserva con alcuni virus, una volta terminata l’onda epidemica.
Ciò testimonia l’adattamento del virus all’uomo ed è anche un riflesso dell’immunità collettiva che progredisce nella popolazione e che ci protegge naturalmente. I ceppi di virus attualmente in circolazione hanno perso la loro virulenza. Le autorità non potranno dire che è merito del contenimento perché la tendenza al ribasso era iniziata anche prima della sua attuazione. Il declino dell’epidemia era addirittura iniziato, in alcune città, prima dell’introduzione del coprifuoco.
 
Sfortunatamente, ci sono ancora decessi che si verificano in persone molto anziane, persone molto obese o persone che soffrono di diabete grave, ipertensione grave, malattie cardiorespiratorie o renali che sono già paralizzanti.
 
Queste persone a rischio sono perfettamente identificate. Le misure sanitarie dovrebbero quindi essere mirate a proteggerli, rilevarli e trattarli il più presto possibile dall’insorgenza dei sintomi con idrossiclorochina e azitromicina, la cui efficacia e sicurezza sono ampiamente confermate, se il trattamento viene somministrato precocemente.
 
Si sarebbero potuti evitare molti decessi. Tuttavia, i medici generici e i geriatri sono stati dissuasi da questi trattamenti. In questo contesto, continuare a perseguitare i nostri figli dietro mascherine inutili rimane incomprensibile.
Tutte queste misure sono fatte in modo che i francesi chiedano un vaccino. Qual è quindi il vantaggio di un vaccino generalizzato per una malattia la cui mortalità è prossima allo 0,05%? No.  (n.d.r. vedi qui
 
Questa vaccinazione di massa non è necessaria. Inoltre, i rischi della vaccinazione possono essere maggiori dei benefici.
 
La cosa più preoccupante è che molti paesi, tra cui la Francia, si dicono pronti a vaccinare nelle prossime settimane, mentre lo sviluppo e la valutazione di questi prodotti sono stati affrettati e nessun risultato l’efficacia o la pericolosità di questi vaccini non è stata finora pubblicata. Avevamo diritto solo ai comunicati stampa dei produttori industriali, consentendo alle loro azioni di salire sul mercato azionario.
 
La parte peggiore è che i primi “vaccini” che ci vengono offerti non sono vaccini, ma prodotti di terapia genica. Inietteremo acidi nucleici che causeranno la produzione di parti del virus da parte delle nostre stesse cellule. Non conosciamo assolutamente le conseguenze di questa iniezione, perché è la prima nell’uomo. E se le cellule di alcuni “vaccinati” producessero troppi elementi virali, provocando reazioni incontrollabili nel nostro corpo?
 
Le prime terapie geniche saranno con l’RNA, ma ci sono progetti con il DNA. Normalmente, nelle nostre cellule, il messaggio viene inviato dal DNA all’RNA, ma in determinate circostanze è possibile il contrario, soprattutto perché le nostre cellule umane contengono sin dall’alba dei tempi i cosiddetti retrovirus “endogeni” integrati in il DNA dei nostri cromosomi. Questi retrovirus “addomesticati” che ci abitano sono solitamente innocui (a differenza dell’HIV, del retrovirus dell’AIDS per esempio), ma possono produrre un enzima, la trascrittasi inversa, in grado di trascrivere all’indietro, dall’RNA al DNA.
 
Quindi un RNA estraneo al nostro corpo e somministrato per iniezione potrebbe codificare il DNA, altrettanto estraneo, che può quindi integrarsi nei nostri cromosomi. C’è quindi un rischio reale di trasformare i nostri geni in modo permanente.
C’è anche la possibilità, modificando gli acidi nucleici, di trasmettere queste modificazioni genetiche ai nostri figli. Le persone che promuovono queste terapie geniche, falsamente chiamate “vaccini” sono apprendisti stregoni e prendono i francesi e più in generale i cittadini del mondo come cavie.
 
Non vogliamo diventare, come i pomodori o il mais transgenico, OGM (organismi geneticamente modificati).
Un funzionario medico di una delle aziende produttrici farmaceutiche ha affermato pochi giorni fa di sperare in un effetto di protezione personale, ma che non si dovrebbe sperare troppo in un impatto sulla trasmissione del virus, quindi sulle dinamiche dell’epidemia.
 
Questa è un’ammissione mascherata che non è un vaccino. Una vergogna.
Sono ancora più inorridito perché sono sempre stato a favore dei vaccini e ho presieduto per anni gli organismi che formulano la politica sui vaccini. Oggi dobbiamo dire basta a questo piano estremamente preoccupante. Louis Pasteur si sta rivoltando nella tomba.
La scienza, l’etica medica e soprattutto il buon senso devono prendere il sopravvento.”
 
 
* Capo del Dipartimento di malattie infettive e tropicali dell’ospedale di Garches – Francia