domenica 2 maggio 2021
sabato 1 maggio 2021
L’alfabeto degli alberi
L’alfabeto ogamico, o alfabeto degli alberi, fu la forma di scrittura usata per trascrivere la lingua dei Celti, ma poiché inizialmente era inciso su legno o corteccia, materiale deperibile, non possiamo sapere con esattezza l’epoca in cui ebbe origine. Le datazioni dei testi più antichi risalgono al V-VI secolo, ma sono incisi su pietra, quindi certamente successivi a quelli su legno. Centinaia di iscrizioni sono state ritrovate intorno al Mare d’Irlanda, nel Galles, nell’isola di Man, ma anche in Inghilterra, in Scozia e nelle Isole Shetland.
Questa forma di scrittura fu espressione di un linguaggio per secoli trasmesso di generazione in generazione solo oralmente, e a lungo criptato per non svelare verità che era necessario tenere protette. Si sa, infatti, che i druidi, la casta sacerdotale del popolo celtico, preferiva trasmettere miti, riti e conoscenze mediche, oralmente.
La particolarità di questo alfabeto è data dal fatto che ogni sua lettera corrisponde a un albero. E giacché ogni albero ha una precisa stagione di rinascita, di maggior vigore o, ancora, di fioritura, l’alfabeto ogamico, con i suoi 13 mesi lunari (consonanti), più i 5 giorni intercalari (vocali) è anche un calendario di magia arborea stagionale.
Lettere dell’alfabeto e alberi hanno caratteristiche e proprietà precise e si distinguono nella loro funzione religiosa e oracolare, così come sono distinti i suoni e le specie, nelle loro accezioni.
L’alfabeto arboreo manifesta, più di ogni altra forma di scrittura, il legame profondo e ancestrale fra uomo e albero, entrambi nutriti dalla stessa terra, in un perpetuo scambio di anidride carbonica e ossigeno sotto lo stesso cielo.
Beatrice Testini
giovedì 8 aprile 2021
domenica 14 marzo 2021
Maria Paola Chiesi conta di raggiungere il traguardo del suo bosco urbano tra cinque anni. «L’emergenza climatica è più devastante della pandemia»
Per ora è solo un sogno, ma lei ci crede. Circondare Parma di boschi. «Duecentomila alberi piantati in cinque anni. Uno per ogni abitante. Sarebbe un risultato straordinario se solo raggiungessimo questo primo obiettivo». Precisiamo: chi si è messo in testa di rimboscare Parma e la sua provincia, chi si è messo a sognare, non è una fondamentalista dell’ambiente. Maria Paola Chiesi è un’imprenditrice di 52 anni, di un grande gruppo farmaceutico (Chiesi Farmaceutici S.p.A.) tra i più importanti in Italia e nel mondo. Un’imprenditrice però che parla come una radicale.
Emergenza
«Le aziende non possono andare avanti così. La società intera non può andare avanti così. L’emergenza climatica è molto più devastante dell’attuale pandemia. O ci prendiamo cura del pianeta o non ci salveremo. Radicale io? Diciamo razionale». Chiesi è una donna sposata, madre di tre figli, che in realtà mescola due elementi: il pragmatismo imprenditoriale e un sentimentalismo legato ai ricordi d’infanzia. Spiega: «Forse la mia sensibilità deriva dal fatto che sono cresciuta in campagna, in mezzo ai campi. Ma è anche vero che i miei ragionamenti sono basati su ciò che ci dicono gli scienziati: è l’emergenza climatica a imporre alle aziende e ai cittadini una nuova visione».
Bosco urbano
La sua idea di «Bosco urbano» ha partorito il Consorzio Kilometroverde, di cui è presidente, nel maggio di un anno fa. Un Consorzio composto per ora da 27 tra soci ordinari e sostenitori che si è posto l’obiettivo di mettere «a dimora» un numero di alberi tale da arrivare ai 200 mila in cinque anni. «Un giorno mi sono detta: ma perché non pensare in grande? Non sognare?». Ecco l’idea germogliare. Il sogno: dare vita, ex novo, a boschi e biodiversità in tutta la provincia di Parma su superfici minime di 2.000 metri quadrati, perché questa è la definizione italiana di boschi. Il Consorzio sta contattando uno per uno comuni della provincia, aziende e agricoltori. A loro si chiede di mettere a disposizione i terreni che per motivi diversi non utilizzano. Maria Paola Chiesi crede nella funzione sociale delle imprese: «Non possono pensare solo al profitto, di essere dei parassiti del pianeta usando molte risorse umane, ambientali, sociali ed economiche. Devono assumersi le loro responsabilità». Giorni fa un dirigente dell’Arpa Emilia-Romagna le ha mostrato dei numeri: «Il Covid ha provocato circa 70 mila decessi, le morti per inquinamento sono state 70 mila». Il dibattito è in corso. Non tutti sono d’accordo, c’è chi parla di catastrofismo ambientale. E l’imprenditrice sa che non basta solo piantare alberi per rivolvere i problemi. «Ma che io sappia non c’è miglior tecnologia dell’albero per intrappolare i veleni».
Per ora è solo un sogno, ma lei ci crede. Circondare Parma di boschi. «Duecentomila alberi piantati in cinque anni. Uno per ogni abitante. Sarebbe un risultato straordinario se solo raggiungessimo questo primo obiettivo». Precisiamo: chi si è messo in testa di rimboscare Parma e la sua provincia, chi si è messo a sognare, non è una fondamentalista dell’ambiente. Maria Paola Chiesi è un’imprenditrice di 52 anni, di un grande gruppo farmaceutico (Chiesi Farmaceutici S.p.A.) tra i più importanti in Italia e nel mondo. Un’imprenditrice però che parla come una radicale.
Emergenza
«Le aziende non possono andare avanti così. La società intera non può andare avanti così. L’emergenza climatica è molto più devastante dell’attuale pandemia. O ci prendiamo cura del pianeta o non ci salveremo. Radicale io? Diciamo razionale». Chiesi è una donna sposata, madre di tre figli, che in realtà mescola due elementi: il pragmatismo imprenditoriale e un sentimentalismo legato ai ricordi d’infanzia. Spiega: «Forse la mia sensibilità deriva dal fatto che sono cresciuta in campagna, in mezzo ai campi. Ma è anche vero che i miei ragionamenti sono basati su ciò che ci dicono gli scienziati: è l’emergenza climatica a imporre alle aziende e ai cittadini una nuova visione».
Bosco urbano
La sua idea di «Bosco urbano» ha partorito il Consorzio Kilometroverde, di cui è presidente, nel maggio di un anno fa. Un Consorzio composto per ora da 27 tra soci ordinari e sostenitori che si è posto l’obiettivo di mettere «a dimora» un numero di alberi tale da arrivare ai 200 mila in cinque anni. «Un giorno mi sono detta: ma perché non pensare in grande? Non sognare?». Ecco l’idea germogliare. Il sogno: dare vita, ex novo, a boschi e biodiversità in tutta la provincia di Parma su superfici minime di 2.000 metri quadrati, perché questa è la definizione italiana di boschi. Il Consorzio sta contattando uno per uno comuni della provincia, aziende e agricoltori. A loro si chiede di mettere a disposizione i terreni che per motivi diversi non utilizzano. Maria Paola Chiesi crede nella funzione sociale delle imprese: «Non possono pensare solo al profitto, di essere dei parassiti del pianeta usando molte risorse umane, ambientali, sociali ed economiche. Devono assumersi le loro responsabilità». Giorni fa un dirigente dell’Arpa Emilia-Romagna le ha mostrato dei numeri: «Il Covid ha provocato circa 70 mila decessi, le morti per inquinamento sono state 70 mila». Il dibattito è in corso. Non tutti sono d’accordo, c’è chi parla di catastrofismo ambientale. E l’imprenditrice sa che non basta solo piantare alberi per rivolvere i problemi. «Ma che io sappia non c’è miglior tecnologia dell’albero per intrappolare i veleni».
giovedì 11 marzo 2021
L’Agenzia italiana del farmaco Aifa “sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i NAS e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanita'”. Lo comunica l’Aifa in merito alla decisione di vietare l’utilizzo sul territorio nazionale di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19 dopo la segnalazione di alcuni eventi avversi gravi. Aifa comunicherà tempestivamente “qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”.
www.nordest24.it
lunedì 1 marzo 2021
Abbracciare gli alberi fa bene
sabato 27 febbraio 2021
L'energia che ci circonda




