Facciamo riaprire il centro di recupero delle tartarughe marine di Linosa
sabato 14 luglio 2018
Arriva la prima Giornata mondiale dello scimpanzè Si celebra il 14/7, giorno in cui etologa Goodall avviò ricerca
Sabato 14 luglio si celebra la prima Giornata mondiale dello scimpanzé
(World Chimpanzee Day). Lo rende noto il Jane Goodall Institute Italia,
che celebrerà l'evento insieme agli altri istituti Jane Goodall sparsi
nel mondo e a molti altri attivisti e associazioni. Il 14 luglio,
ricorda l'associazione in una nota, è il giorno in cui l'etologa e
naturalista inglese Jane Goodall - fondatrice del Jane Goodall Institute
e Messaggero di pace delle Nazioni Unite - iniziò la sua ricerca
pionieristica sugli scimpanzé, in quello che oggi è il Gombe Stream
National Park in Tanzania. La Giornata mondiale dello scimpanzé
"rappresenta un omaggio al nostro parente più prossimo nel regno
animale, ma anche un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica
sui gravi pericoli che minacciano questa straordinaria specie, dalla
distruzione degli habitat naturali alle malattie, fino al traffico di
specie selvatiche", spiega ancora l'associazione. "Spero che vi
unirete a noi in questa primissima Giornata mondiale dello scimpanzé -
dichiara Jane Goodall - per evidenziare la straordinaria natura di
questi esseri e per far luce sulle minacce che affrontano". Il
JGI Italia nell'occasione pubblica il censimento degli scimpanzé e delle
scimmie antropomorfe nel nostro Paese, dove ci sono numerosi animali
tenuti in cattività: ora ci sono 49 scimpanzé, di cui il più giovane ha
appena un anno, il più vecchio è un maschio di 52 anni. Ci sono anche un
gorilla e due oranghi. Gli scimpanzé provenienti da sequestri sono 23. Nel corso degli anni il JGI Italia, in collaborazione con il Servizio
Cites del Corpo dei Carabinieri, ha trasferito due scimpanzé sequestrati
in Olanda (Bingo) e in Sudafrica (Cozy) e di un altro in Congo (Rambo).
"Alcune strutture in Italia - conclude l'associazione - devono ancora
fare molto per migliorare le condizioni di vita degli scimpanzé
detenuti, nel rispetto del loro benessere fisico ed equilibrio
comportamentale". (ANSA)
venerdì 13 luglio 2018
Puliscono spiaggia e trovano due tartarughine morte in reti Piccoli esemplari di Caretta-caretta, brutta sorpresa a Pianosa
PIANOSA (LIVORNO), 13-07-2018 - I giovani volontari di Vele Spiegate di Legambiente e
Diversamente Marinai, impegnati ieri nelle operazioni di pulizia e
censimento dei rifiuti a Pianosa (Livorno), hanno trovato una brutta
sorpresa a Cala dei Turchi: mentre cercavano di togliere un viluppo di
reti da pesca dagli scogli, si sono accorti che la matassa conteneva due
piccoli esemplari di tartaruga marina Caretta caretta in avanzato stato
di decomposizione. Isa Tonso, che coordina i volontari che
ogni mattina cercano le tracce di un'eventuale deposizione di tartarughe
su 8 spiagge dell'Isola d'Elba, è preoccupata: "si tratta di una
notizia terribile, visto che il ritrovamento è avvenuto a poche miglia
dalla spiaggia di Marina di Campo. Qui la scorsa estate c'è stata la
deposizione record - e fino ad allora la più a nord - di una tartaruga
marina nel Mediterraneo, con 118 uova e 107 piccoli nati. Speriamo solo
che non si tratti delle 'nostre' tartarughine". ANSA
mercoledì 25 aprile 2018
Anche le piante hanno il battito cardiaco Le piante potrebbero avere, se non proprio un cuore, un battito regolare, molto lento e costante. Due nuovi studi l'hanno... auscultato. E ne hanno svelato la funzione. D'accordo, il titolo è un po' forte. Però è vero che molti alberi attraversano periodici cambiamenti di forma e posizione delle fronde che
appaiono sincronizzati per tutte le parti della pianta, e che non
dipendono dall'alternanza giorno-notte: l'hanno scoperto ricercatori
ungheresi e danesi, che paragonano queste oscillazioni a intervalli
regolari a una sorta di battito cardiaco vegetale, legato a un lento, ma costante, sistema di pompaggio attivo della linfa. Questi impercettibili movimenti sarebbero legati a cambiamenti periodici di pressione dell'acqua attraverso le radici e il fusto:
gli alberi la risucchierebbero attivamente in fasi periodiche, della
durata di alcune ore. Finora non si credeva che le piante potessero
farlo: piuttosto, si pensava che l'evaporazione di liquidi dalle foglie innescasse una risalita passiva di nutrienti dal terreno.
Contrazioni silenziose. Il lavoro degli scienziati si è svolto in due fasi. Nella prima, spiegata in un articolo
pubblicato lo scorso ottobre, i due hanno sfruttato una forma di
scansione laser solitamente utilizzata per monitorare l'altezza dei
palazzi per osservare 22 specie di piante, e vedere se in una notte
senza vento e senza luce artificiale cambiassero forma. In 7 specie sono
state osservate oscillazioni dei rami verso l'alto o verso il basso di
circa 1 cm, ogni 3 o 4 ore. Nelle magnolie i movimenti sono stati ancora più visibili: 1,5 cm a ogni "battito". Ora in un supplemento di ricerca,
gli scienziati della Aarhus University (Danimarca) e del Balaton
Limnological Institute (Ungheria) hanno attribuito le cause di queste
oscillazioni all'alimentazione attiva della pianta, che
trae acqua dalle radici in impulsi che durano qualche ora e che,
avvenendo tra una sezione della pianta e l'altra, richiederebbero un
minor dispendio energetico rispetto a una singola risalita lungo
l'intera altezza del fusto.
La luce non c'entra. «Nella classica fisiologia delle
piante, i processi di trasporto sono spiegati come flussi costanti con
fluttuazioni trascurabili nel tempo», spiegano gli autori «i modelli
correnti non consideravano esistessero fluttuazioni periodiche più corte
delle 24 ore». Nel 2016, lo stesso gruppo di ricerca aveva dimostrato
che di notte le piante "respirano", abbassando le fronde anche di 10 cm.
Questi movimenti avvengono però su base circadiana: di giorno, i rami
tornano in posizione normale. Il lento battito osservato è qualcosa di
diverso, che non dipende dall'alternanza luce-buio. I meccanismi di pompaggio non sono ancora ben compresi: forse, dipendono dalla contrazione delle cellule dello xilema (il
tessuto all'interno del tronco adibito al trasporto della linfa).
Strizzandosi come spugne, queste potrebbero favorire la risalita
dell'acqua. Ma si tratta ancora soltanto di un'ipotesi.
Glitter: ecco perché non dovrebbero essere mai più usati
9 novembre 2017 - Scintillanti e sgargianti, ma sappiamo davvero cosa si nasconde dietro i glitter
che ci capita spesso o a volte di utilizzare? Forse dopo aver letto
questo articolo, capiremo perché non è tutto oro…quello che luccica.
Sono negli ombretti, nei rossetti, ma
anche in tantissimi accessori per capelli e feste, la cosmesi li esalta
promettendo che dopo averli indossati, non passeremo inosservate. Ciò
che però non ci dicono le multinazionali è che i glitter, nonostante le
loro minuscole dimensioni possono avere un impatto devastante non solo sulla salute umana, ma anche sull’ambiente.
Perché? Come tantissimi altri prodotti contengono microplastiche
che dal nostro viso finiscono poi negli oceani, inquinando in maniera
incredibile tutto l’ecosistema marino. Tantissimi organismi marini, tra
cui pesci, tartarughe, uccelli marini, invertebrati, e zooplancton,
ingeriscono i detriti di plastica.
Le ricerche dimostrano che ci sono di
frammenti che galleggiano nel mare. Basti pensare che sono state trovate
microplastiche nel tratto intestinale di un quarto del pesce e di un
terzo dei frutti di mare venduti nei mercati americani e indonesiani.
Delle microplastiche abbiamo parlato tante volte e di come multinazionali del calibro di Procter & Gamble, Reckitt Benckiser, L’Oreal, Unilever e Johnson & Johnson per il momento, hanno rifiutato l’invito a collaborare alla svolta verso la sostenibilità.
Un recente studio mette
ora sotto accusa i glitter che quando non servono più, vengono via con
l'acqua che poi finisce nei mari e nei laghi, diventando un serio
pericolo. Le microplastiche sono legate tra loro con il polietilene tereftalato
(PET), una sostanza da tenere sotto controllo, perché secondo gli
esperti, potrebbe compromettere il sistema endocrino e quindi avere
degli effetti negativi per lo sviluppo riproduttivo, neurologico e
immunitario.
Le ricerche dimostrano che le
microplastiche hanno un impatto significativo sui tassi di riproduzione
delle ostriche. Ma non finisce qui, perché c’è anche tutta la questione
legata alla catena alimentare. Gli europei che mangiano molluschi possono consumare fino a 11mila microplastiche all'anno.
Ma quali sono le implicazioni a lungo
termine dei glitter? I PET attirano e assorbono inquinanti e agenti
patogeni organici persistenti, aggiungendo un livello supplementare di
contaminazione. Quando i glitter vengono ingeriti dai molluschi, dalle
lumache di mare, dai vermi marini e agenti patogeni che sono alla base
della vita dell’ecosistema, queste piccole pillole avvelenate finiscono
anche nei nostri piatti.
E delle microplastiche ne abbiamo parlato anche qui:
E’ da tempo che se ne parla e numerosi
scienziati stanno facendo pressione sulle multinazionali affinché non
vengano più usate microplastiche nei glitter e in generale, in cosmetici
e prodotti sanitari. Importanti passi avanti sono stati fatti in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda, ma per tutto il resto del mondo la situazione è stabile. E l’inquinamento da plastica dei nostri oceani ne è la prova lampante.
Insomma, dobbiamo dire addio per sempre ai glitter? Assolutamente no,
perché in commercio esistono quelli biodegradabili che non intaccano
l'ambiente nè la salute umana.