mercoledì 1 agosto 2018

Matterdale, Lake District, Cumbria, England (by James Rebanks / The Herdwick Shepherd)

venerdì 20 luglio 2018


A rare flying fox bat discovered in the Philippines, thought to no longer exist. (from News.NationalGeographic.com)

lunedì 16 luglio 2018

change.org
Facciamo riaprire il centro di recupero delle tartarughe marine di Linosa

sabato 14 luglio 2018

Arriva la prima Giornata mondiale dello scimpanzè 
Si celebra il 14/7, giorno in cui etologa Goodall avviò ricerca


Sabato 14 luglio si celebra la prima Giornata mondiale dello scimpanzé (World Chimpanzee Day). Lo rende noto il Jane Goodall Institute Italia, che celebrerà l'evento insieme agli altri istituti Jane Goodall sparsi nel mondo e a molti altri attivisti e associazioni. Il 14 luglio, ricorda l'associazione in una nota, è il giorno in cui l'etologa e naturalista inglese Jane Goodall - fondatrice del Jane Goodall Institute e Messaggero di pace delle Nazioni Unite - iniziò la sua ricerca pionieristica sugli scimpanzé, in quello che oggi è il Gombe Stream National Park in Tanzania.

La Giornata mondiale dello scimpanzé "rappresenta un omaggio al nostro parente più prossimo nel regno animale, ma anche un'opportunità per sensibilizzare l'opinione pubblica sui gravi pericoli che minacciano questa straordinaria specie, dalla distruzione degli habitat naturali alle malattie, fino al traffico di specie selvatiche", spiega ancora l'associazione.

"Spero che vi unirete a noi in questa primissima Giornata mondiale dello scimpanzé - dichiara Jane Goodall - per evidenziare la straordinaria natura di questi esseri e per far luce sulle minacce che affrontano".

Il JGI Italia nell'occasione pubblica il censimento degli scimpanzé e delle scimmie antropomorfe nel nostro Paese, dove ci sono numerosi animali tenuti in cattività: ora ci sono 49 scimpanzé, di cui il più giovane ha appena un anno, il più vecchio è un maschio di 52 anni. Ci sono anche un gorilla e due oranghi. Gli scimpanzé provenienti da sequestri sono 23.

Nel corso degli anni il JGI Italia, in collaborazione con il Servizio Cites del Corpo dei Carabinieri, ha trasferito due scimpanzé sequestrati in Olanda (Bingo) e in Sudafrica (Cozy) e di un altro in Congo (Rambo). "Alcune strutture in Italia - conclude l'associazione - devono ancora fare molto per migliorare le condizioni di vita degli scimpanzé detenuti, nel rispetto del loro benessere fisico ed equilibrio comportamentale".

(ANSA)

venerdì 13 luglio 2018

Puliscono spiaggia e trovano due tartarughine morte in reti 
Piccoli esemplari di Caretta-caretta, brutta sorpresa a Pianosa


PIANOSA (LIVORNO), 13-07-2018 - I giovani volontari di Vele Spiegate di Legambiente e Diversamente Marinai, impegnati ieri nelle operazioni di pulizia e censimento dei rifiuti a Pianosa (Livorno), hanno trovato una brutta sorpresa a Cala dei Turchi: mentre cercavano di togliere un viluppo di reti da pesca dagli scogli, si sono accorti che la matassa conteneva due piccoli esemplari di tartaruga marina Caretta caretta in avanzato stato di decomposizione.

Isa Tonso, che coordina i volontari che ogni mattina cercano le tracce di un'eventuale deposizione di tartarughe su 8 spiagge dell'Isola d'Elba, è preoccupata: "si tratta di una notizia terribile, visto che il ritrovamento è avvenuto a poche miglia dalla spiaggia di Marina di Campo. Qui la scorsa estate c'è stata la deposizione record - e fino ad allora la più a nord - di una tartaruga marina nel Mediterraneo, con 118 uova e 107 piccoli nati. Speriamo solo che non si tratti delle 'nostre' tartarughine".

ANSA

mercoledì 25 aprile 2018

Anche le piante hanno il battito cardiaco
Le piante potrebbero avere, se non proprio un cuore, un battito regolare, molto lento e costante. Due nuovi studi l'hanno... auscultato. E ne hanno svelato la funzione.


D'accordo, il titolo è un po' forte. Però è vero che molti alberi attraversano periodici cambiamenti di forma e posizione delle fronde che appaiono sincronizzati per tutte le parti della pianta, e che non dipendono dall'alternanza giorno-notte: l'hanno scoperto ricercatori ungheresi e danesi, che paragonano queste oscillazioni a intervalli regolari a una sorta di battito cardiaco vegetale, legato a un lento, ma costante, sistema di pompaggio attivo della linfa.

Questi impercettibili movimenti sarebbero legati a cambiamenti periodici di pressione dell'acqua attraverso le radici e il fusto: gli alberi la risucchierebbero attivamente in fasi periodiche, della durata di alcune ore. Finora non si credeva che le piante potessero farlo: piuttosto, si pensava che l'evaporazione di liquidi dalle foglie innescasse una risalita passiva di nutrienti dal terreno.

Contrazioni silenziose. Il lavoro degli scienziati si è svolto in due fasi. Nella prima, spiegata in un articolo pubblicato lo scorso ottobre, i due hanno sfruttato una forma di scansione laser solitamente utilizzata per monitorare l'altezza dei palazzi per osservare 22 specie di piante, e vedere se in una notte senza vento e senza luce artificiale cambiassero forma. In 7 specie sono state osservate oscillazioni dei rami verso l'alto o verso il basso di circa 1 cm, ogni 3 o 4 ore. Nelle magnolie i movimenti sono stati ancora più visibili: 1,5 cm a ogni "battito".

Ora in un supplemento di ricerca, gli scienziati della Aarhus University (Danimarca) e del Balaton Limnological Institute (Ungheria) hanno attribuito le cause di queste oscillazioni all'alimentazione attiva della pianta, che trae acqua dalle radici in impulsi che durano qualche ora e che, avvenendo tra una sezione della pianta e l'altra, richiederebbero un minor dispendio energetico rispetto a una singola risalita lungo l'intera altezza del fusto.

La luce non c'entra. «Nella classica fisiologia delle piante, i processi di trasporto sono spiegati come flussi costanti con fluttuazioni trascurabili nel tempo», spiegano gli autori «i modelli correnti non consideravano esistessero fluttuazioni periodiche più corte delle 24 ore». Nel 2016, lo stesso gruppo di ricerca aveva dimostrato che di notte le piante "respirano", abbassando le fronde anche di 10 cm. Questi movimenti avvengono però su base circadiana: di giorno, i rami tornano in posizione normale. Il lento battito osservato è qualcosa di diverso, che non dipende dall'alternanza luce-buio.

I meccanismi di pompaggio non sono ancora ben compresi: forse, dipendono dalla contrazione delle cellule dello xilema (il tessuto all'interno del tronco adibito al trasporto della linfa). Strizzandosi come spugne, queste potrebbero favorire la risalita dell'acqua. Ma si tratta ancora soltanto di un'ipotesi.

24 Aprile 2018 | Elisabetta Intini 

www.focus.it

giovedì 9 novembre 2017

Glitter: ecco perché non dovrebbero essere mai più usati


glitter

9 novembre 2017 - Scintillanti e sgargianti, ma sappiamo davvero cosa si nasconde dietro i glitter che ci capita spesso o a volte di utilizzare? Forse dopo aver letto questo articolo, capiremo perché non è tutto oro…quello che luccica.


Sono negli ombretti, nei rossetti, ma anche in tantissimi accessori per capelli e feste, la cosmesi li esalta promettendo che dopo averli indossati, non passeremo inosservate. Ciò che però non ci dicono le multinazionali è che i glitter, nonostante le loro minuscole dimensioni possono avere un impatto devastante non solo sulla salute umana, ma anche sull’ambiente.

Perché? Come tantissimi altri prodotti contengono microplastiche che dal nostro viso finiscono poi negli oceani, inquinando in maniera incredibile tutto l’ecosistema marino. Tantissimi organismi marini, tra cui pesci, tartarughe, uccelli marini, invertebrati, e zooplancton, ingeriscono i detriti di plastica.

Le ricerche dimostrano che ci sono di frammenti che galleggiano nel mare. Basti pensare che sono state trovate microplastiche nel tratto intestinale di un quarto del pesce e di un terzo dei frutti di mare venduti nei mercati americani e indonesiani.
Delle microplastiche abbiamo parlato tante volte e di come multinazionali del calibro di Procter & Gamble, Reckitt Benckiser, L’Oreal, Unilever e Johnson & Johnson per il momento, hanno rifiutato l’invito a collaborare alla svolta verso la sostenibilità.

Un recente studio mette ora sotto accusa i glitter che quando non servono più, vengono via con l'acqua che poi finisce nei mari e nei laghi, diventando un serio pericolo. Le microplastiche sono legate tra loro con il polietilene tereftalato (PET), una sostanza da tenere sotto controllo, perché secondo gli esperti, potrebbe compromettere il sistema endocrino e quindi avere degli effetti negativi per lo sviluppo riproduttivo, neurologico e immunitario.

Le ricerche dimostrano che le microplastiche hanno un impatto significativo sui tassi di riproduzione delle ostriche. Ma non finisce qui, perché c’è anche tutta la questione legata alla catena alimentare. Gli europei che mangiano molluschi possono consumare fino a 11mila microplastiche all'anno.

Ma quali sono le implicazioni a lungo termine dei glitter? I PET attirano e assorbono inquinanti e agenti patogeni organici persistenti, aggiungendo un livello supplementare di contaminazione. Quando i glitter vengono ingeriti dai molluschi, dalle lumache di mare, dai vermi marini e agenti patogeni che sono alla base della vita dell’ecosistema, queste piccole pillole avvelenate finiscono anche nei nostri piatti.

E delle microplastiche ne abbiamo parlato anche qui:
E’ da tempo che se ne parla e numerosi scienziati stanno facendo pressione sulle multinazionali affinché non vengano più usate microplastiche nei glitter e in generale, in cosmetici e prodotti sanitari. Importanti passi avanti sono stati fatti in Gran Bretagna e in Nuova Zelanda, ma per tutto il resto del mondo la situazione è stabile. E l’inquinamento da plastica dei nostri oceani ne è la prova lampante.
Insomma, dobbiamo dire addio per sempre ai glitter? Assolutamente no, perché in commercio esistono quelli biodegradabili che non intaccano l'ambiente nè la salute umana.

Dominella Trunfio