mercoledì 27 aprile 2016

Api anti-esplosivo


Le chiamano Bomblebees, sono le api e vespe addestrate per riconoscere gli esplosivi. La Inscentinel, una società di Hertfordshire ha ricevuto 250.000 sterline dal governo britannico per metterle alla prova: l’olfatto delle api sarebbe efficiente come quello dei cani. Ma secondo Ivan Hoo, amministratore delegato di Inscentinel, mentre addestrare un cane può richiedere sei mesi, gli insetti sarebbero più adattabili, e imparerebbero a riconoscere un esplosivo in... 6 secondi. Tuttavia, gli scienziati britannici sono scettici: secondo loro basterebbe l’odore di un fiore per distrarre un’ape dallo scoprire dell'esplosivo.
da www.focus.it

giovedì 21 aprile 2016

Una boa per creare energia

SI CHIAMA WAVESPRING LA BOA MARINA CHE ALIMENTA 200 ABITAZIONI CON LE ONDE DEL MARE


I primi test sono stati un successo: si ispira al sistema di pompaggio cardiaco umano
www.rinnovabili.it


Energia dalle onde: WaveSpring è la boa marina che non ha rivali

Il cuore è una delle pompe più efficienti creati da Madre Natura. Ecco perché quando la svedese CorPower Ocean ha voluto cimentarsi nella progettazione di un impianto per lo sfruttamento dell’energia dalle onde si è ispirata al muscolo cardiaco umano. E’ nata così WaveSpring, innovativa tecnologia di produzione energetica capace di trasformare  le onde marine in elettricità con un efficienza senza pari.


Forte dei primi test effettuati, la società è convinta di poter introdurre facilmente il proprio dispositivo nel nascente mercato dell’energia dalle onde. Nonostante la profusione  di progetti e concept di questi ultimi anni i concorrenti in carne e ossa sono ancora pochissimi e i record appartengono quasi tutti alle acque del nord Europa (vedi il più grande impianto per la produzione di energia dalle onde realizzato da Seabased).


Ma quello che promette l’azienda svedese va oltre quanto visto fin’ora. WaveSpring sarebbe più economico da fabbricare e produrrebbe tre volte l’output energetico ottenuto oggi dal miglior design in circolazione. Il dispositivo è costituito da una boa galleggiante di circa otto metri di diametro (collegata al fondo marino mediante un cavo di ormeggio); l’unità è in grado di assorbire energia in maniera combinata sia dalla corrente superficiale che dal movimento di sollevamento delle onde.

corpower

La tecnologia permette al corpo di WaveSpring di oscillare in risonanza con le onde in arrivo, amplificando la propria capacità di catturare il movimento e di conseguenza l’energia prodotta: una singola boa di stanza in mare aperto è in grado di generare circa 250 kilowatt di potenza, abbastanza per coprire il fabbisogno elettrico di 200 abitazioni. CorPower sostiene non solo che la sua macchina sia tre volte più efficiente delle attuali tecnologie per la cattura dell’energia delle onde ma anche che il dispositivo impieghi meno materiali per fornire un costo al kW inferiore a quello degli altri impianti oggi esistenti.


I risultati dei primi test effettuati dimostrerebbero che WaveSpring è in grado di competere con altre tecnologie di produzione energetica da fonti rinnovabili marine, come l’eolico offshore. Ma per raggiungere il vero obiettivo della società (un costo di 150 euro/ kWh per i primi array, per scendere poi sotto i 100 euro con i grandi volumi), la strada da percorre non è finita. Le sperimentazioni e i miglioramenti continueranno, anche grazie al nuovo finanziamento da 6,5 milioni di euro, ottenuto lo scorso anno.

wave

“Questo finanziamento – spiega Patrik Moller, chief executive di CorPower – significa che ora siamo in grado di fare un passo avanti significativo per portare sul mercato questa tecnologia all’avanguardia e contribuire così ad un fondamentale cambiamento nella produzione di energia elettrica dalle onde dell’oceano”.


I nuovi fondi daranno il via ad un terzo round di valutazioni che includeranno anche dei test in un ambiente controllato per verificare prestazioni e affidabilità, seguito dall’istallazione in mare presso il sito di prova a Scapa Flow, una baia situata nell’arcipelago delle isole Orcadi, Scozia. CorPower ha dichiarato l’intenzione di portare sul mercato i primi WaveSpring entro il 2020. Il progetto è sostenuto anche dall’Agenzia Svedese per l’Energia e Wave Energy Scozia.

21 aprile 2016

sabato 12 marzo 2016


Anche il canto degli uccelli è dominato dall'emisfero sinistro

Negli uccelli canori è possibile osservare specifici schemi di attivazione cerebrale in seguito alla percezione del canto che ricordano quelli connessi alla percezione del linguaggio parlato nell’essere umano (red) 

In che modo viene influenzato l’apprendimento uditivo e vocale del linguaggio dalla prevalenza di uno dei due emisferi cerebrali? La questione è complessa, ma gli studi sugli animali consentono di osservare come si è evoluta questa importante caratteristica neuroanatomica.

Sull’ultimo numero dei “Proceedings of the National Academy of Sciences”
viene presentato uno studio sugli uccelli canori, i quali, secondo le conclusioni, mostrano una lateralizzazione assai simile a quella umana, in particolare negli esemplari giovani nella fase di apprendimento del canto.

Nell’essere umano, è noto da tempo che due regioni, l’area di Broca, nel lobo frontale, e l’area di Wernicke, nel lobo temporale, sono coinvolte in modo cruciale nella produzione e nella percezione del linguaggio. Quando si espone un bambino al linguaggio parlato e si esegue una scansione con la risonanza magnetica funzionale, si osserva un’attivazione prevalente nell’emisfero sinistro. Più nello specifico, alcuni studi hanno rilevato una dominanza del lato sinistro dell’area di Wernicke fortemente correlabile a processi di memorizzazione in seguito alla percezione del linguaggio parlato già in neonati di soli 2,5 mesi di età.

Anche il canto degli uccelli è dominato dall'emisfero sinistro
Esemplare maschio di (Cortesia Johan Bolhuis)
In passato, alcune ricerche avevano stabilito che gli uccelli canori, a differenza di ciò che avviene nei primati non umani, imparano a vocalizzare in modo simile ai bambini, e possiedono regioni cerebrali analoghe a quelle umane che mostrano una simile dissociazione neurale tra produzione vocale da una parte, e percezione e memoria uditiva, dall’altra. Sia negli esseri umani sia negli uccelli canori, inoltre, è stata documentata la lateralizzazione della responsività neurale in queste regioni cerebrali.

In quest’ultimo studio, i ricercatori hanno analizzato la risposta di alcuni esemplari di diamante mandarino, specie appartenente all’ordine dei passeriformi, all’esposizione al canto di un uccello tutore e a un canto non familiare. È così stata riscontrata una dominanza del lato sinistro nell’attivazione neuronale in un’area che rappresenta l’analogo dell’area del Broca. L’effetto è stato osservato in esemplari sia giovani sia adulti e indipendentemente dallo stimolo utilizzato.

Negli esemplari più giovani, tuttavia, si è evidenziato un fenomeno peculiare, poiché la dominanza del lato sinistro del nidopallio caudomediale, che per questi uccelli equivale all'area di Wernicke, si manifestava solo durante l'ascolto del canto dell’uccello tutore e non nel caso del canto non familiare. Inoltre, questa dominanza era  legata specificamente alla fase di apprendimento del canto e risultava correlata ai processi di memoria.

In complesso, questi risultati sembrano quindi confermare un notevole parallelismo tra canto degli uccelli e linguaggio parlato umano, aggiungendo un importante tassello al complesso mosaico delle basi neurologiche dell’apprendimento del linguaggio.


http://www.lescienze.it

lunedì 29 febbraio 2016

CAMMINARE NEI BOSCHI FA BENE AL CERVELLO E AL CORPO

Camminare nei boschi fa bene al cervello
Una nuova ricerca ha dimostrato che il contatto con la natura inibisce la formazione di pensieri negativi, che possono sfociare in gravi patologie come la depressione.

Camminare nei boschi fa bene
, è una verità talmente elementare che sembrerebbe superfluo ricordarlo. Quando siamo tra gli alberi il battito cardiaco rallenta, la pressione si abbassa e l’umore migliora così rapidamente che medicine, terapie e analisi sembrano miseri palliativi al confronto.


Non sempre però verità che ci sembrano limpide vengono riconosciute dalla scienza ufficiale, impegnata a scindere il mondo in unità distinte da analizzare separatamente, perdendo di vista l’insieme. Questa volta però, una nuova ricerca ha confermato che passeggiare a contatto con la natura ha un effetto rigenerante sul cervello e aumenta i livelli di attenzione.
 
Lo studio, pubblicato sulla rivista ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’, è stato condotto da Gregory Bratman, dottorando in biologia all’Università di Stanford.

Il ricercatore ha radunato 38 persone che vivono in zone urbane, le ha divise in due gruppi e le ha invitate a camminare per 90 minuti. Metà gruppo ha passeggiato in un parco vicino al campus di Stanford, mentre gli altri hanno camminato lungo una strada trafficata nel centro di Palo Alto, California.

Prima e dopo la passeggiata ai partecipanti è stato sottoposto un questionario, volto a misurare la loro tendenza alla formulazione di pensieri negativi autoreferenziali che aumentano il rischio di depressione. I volontari sono inoltre stati sottoposti a scansioni cerebrali focalizzate su una regione del cervello chiamata corteccia prefrontale subgenuale, area collegata all’autostima che risulta particolarmente attiva mentre si fanno pensieri negativi su sé stessi.

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I risultati hanno evidenziato che le persone che hanno camminato nel parco hanno mostrato una diminuzione dei pensieri negativi
. Le risposte al questionario sono state differenti dopo la passeggiata e l’attività cerebrale ha confermato il cambiamento di umore.


“Stare a contatto con la natura, anche per breve tempo, aiuta a ridurre i modelli di pensiero associati, in alcuni casi, a patologie come la depressione”, ha dichiarato l’autore principale dello studio.
La ricerca dovrà essere approfondita ed estesa ad un campione maggiore di soggetti,ma rappresenta comunque la prova scientifica dei benefici sul nostro organismo derivanti dall’esposizione alla natura.

Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”, scriveva Henry David Thoreau nel libro: “Walden ovvero vita nei boschi”.

Fonte: lifegate.it
letto su : http://www.conoscenzealconfine.it/camminare-nei-boschi-fa-bene-al-cervello/

domenica 27 dicembre 2015

Il caffé

DIECI MOTIVI PER EVITARE IL CAFFE’
 
Liberarsi dalla dipendenza dal caffè non è facile.
La prima settimana avrai probabilmente forti mal di testa, dolori alle orecchie e nausea. Queste reazioni dimostrano in modo lampante quanto velenosa sia la caffeina. 
Non è nemmeno sufficiente limitarne l’assunzione perché anche la tazzina quotidiana fa parecchi danni.  
E’ proprio quella tazzina che mantiene un legame con la dipendenza impedendo al nostro organismo l’espulsione totale dell’acido urico e della caffeina. 
Il risultato è un continuo stop alla detossificazione. Il classico bastone fra le ruote. 

Immagine tazzina di caffè 
IL DECALOGO DI VALDO VACCARO CONTRO IL CAFFE’
 
Ci spiace per la Splendid, per la Illy, per la Segafredo, per Hag e Lavazza, per la Redbull e per tutte le cole del mondo, cariche all’inverosimile di caffeina, ma la bocciatura è generalizzata.  

  1. Il caffè è una droga caustica che causa assuefazione e forti crisi di astinenza. Anche chi prende un solo caffè al giorno trova oltremodo difficile liberarsi da tale schiavitù. Il caffè può essere considerato una versione legale della cocaina.
  2. Il caffè è teratogeno, per cui causa difetti genetici alla futura prole. Molti esperimenti dimostrano che è troppo spesso causa di malformazioni e difetti agli arti dei neonati.
  3. Il caffè è mutageno. Una tazzina contiene 250 mg di acido clorenico, di actractylasides (estremamente tossico) e di glutathione transferase inducers (cafestol palmitates). 
  4. Il caffè è cancerogeno per il suo materiale combusto e per il contenuto in methilglyoxal (mutagenic pyrolisis product), ed è associato a tumori alle ovaie, alla vescica, al pancreas, allo stomaco e all’intestino.
  5. Il caffè contiene caffeina, uno tra i 20 veleni più pericolosi del pianeta, un alcaloide tossico che irrita il sistema nervoso, sbilancia il sistema simpatico e causa aritmie cardiache.
  6. Il caffè è torrefatto ed amaro. Corrompe l’alito, ingiallisce i denti, irrita lo stomaco e danneggia pesantemente il fegato. Come se non bastasse, ha effetti distruttivi sul sistema renale. Una tazza di caffè ci mette 21 ore per passare attraverso i reni e il sistema urinario. Bastano 8 tazzine al giorno per fare di una persona sana un cliente probabile alla dialisi e al trapianto.
  7. Il caffè è carico di acido ossalico che vincola e sequestra il calcio, e causa calcoli ai reni e in altre parti del corpo.
  8. Il caffè è carico di acido urico. Acidifica il corpo e causa osteoporosi. Sovverte la digestione e il sonno. E’ causa di emicrania, di fiacchezza e di depressione nelle inevitabili fasi di carenza.
  9. Il caffè produce una restrizione dei vasi sanguigni, alta pressione, irregolare circolazione coronarica, insufficienza renale, ulcere gastriche, ronzio alle orecchie, tremito muscolare, irrequietezza, sonni agitati, diabete nei neonati, irritazioni gastrointestinali, sconvolgimenti nel glucosio del sangue (spinge il pancreas a secernere più insulina).
  10. Il caffè, sia a pasto che dopo pasto, fa da innaturale acceleratore digestivo in quanto obbliga il cibo a lasciare lo stomaco, ed anche l’intestino, troppo rapidamente, causando malassorbimento degli alimenti e rallentamento della peristalsi intestinale. Il latte nel caffè è un ulteriore errore alimentare, col tannino del caffè che va in fermentazione e causa irritazioni intestinali.
http://valdovaccaro.blogspot.it/

giovedì 19 novembre 2015

Come il glifosato sta uccidendo l’Argentina

El costo humano de los agrotóxicos. Come il glifosato sta uccidendo l’Argentina

11 novembre 2015 - Un fotografo argentino emergente ha deciso di realizzare un reportage di quelli davvero tosti. Come Davide contro Golia, i suoi nemici sono il glifosato e la Monsanto.

Il glifosato, uno degli erbicidi più usati al mondo in campo agricolo, ha effetti devastanti e drammatici sulla salute delle persone che sono costrette a vivere in suo contatto. Questa volta a sostenerlo non è un’organizzazione ambientalista o, meglio ancora, qualche agenzia che fa capo all’Organizzazione mondiale della sanità. Lo dimostra, con immagini e testimonianze, un reportage realizzato da Pablo Ernesto Piovano, un fotografo argentino che nel 2014 ha deciso di documentare la condizione della popolazione del suo paese che lavora o vive nei pressi dei campi coltivati a soia ogm dove si usano dosi massicce di diserbanti.

Il costo umano dei pesticidi

Il reportage si chiama El costo humano de los agrotóxicos, il costo umano dei pesticidi, ed è stato esposto all’edizione 2015 del Festival della fotografia etica di Lodi. Le foto di Piovano sono una denuncia senza appello alla Monsanto, la multinazionale che si è inventata l’accoppiata ogm-Roundup, ovvero la coltivazione di soia geneticamente modificata abbinata all’utilizzo del diserbante Roundup (al quale la soia è resistente) che contiene glifosato.

“Questo lavoro è stato dettato dal mio amore per la natura. Ho lavorato per trovare prove su questa situazione, trascorrendo giorni interminabili da solo con la mia macchina fotografica, viaggiando per oltre seimila chilometri sulla mia auto di vent’anni, per dare il mio contributo affinché tutto questo finisca”, ha dichiarato Piovano a Burn, il magazine dedicato ai fotografi emergenti.

Fracrán, San Vicente, provincia di Misiones, Argentina
A Fabián Piris era stato diagnosticato solo un anno di vita. Oggi ha 8 anni e soffre di idrocefalia e di un ritardo mentale irreversibile. 
Sua madre durante la gravidanza è entrata in contatto con il pesticida Roundup.

La scelta sciagurata dell’Argentina

Tutto ha avuto inizio nel 1996 quando il governo argentino ha deciso di approvare la coltivazione e la commercializzazione di soia transgenica e l’uso del glifosato senza condurre alcuna indagine interna, ma basando la sua decisione solo sulle ricerche pubblicate dalla Monsanto. Da allora, la terra coltivata a ogm è arrivata a coprire il 60 per cento del totale e solo nel 2012 sono stati spruzzati 370 milioni di litri di pesticidi tossici su 21 milioni di ettari di terreno. In quelle stesse terre, i casi di cancro nei bambini sono triplicati in dieci anni, mentre i casi di malformazioni riscontrate nei neonati sono aumentate del 400 per cento. A dir poco incalcolabili i casi di malattie della pelle e i problemi respiratori riscontrati senza motivo apparente nei giovani come negli adulti.

Alicia baja- Colonia Aurora, Misiones, Argentina
Il bambino di cristallo. Lucas Techeira ha 3 anni ed è nato con ittiosi, malattia che sgretola la pelle. 
Sua madre è entrata in contatto con il glifosato del suo orto durante la gravidanza.

Un terzo degli argentini soffre per colpa del glifosato

Un’indagine recente, secondo quanto riportato da Burn, ha calcolato che 13,4 milioni di argentini (un terzo della popolazione totale) ha subìto gli effetti negativi del glifosato. A fronte di tutto ciò, l’Argentina non ha preso alcuna decisione per bloccare questo dramma, né ha commissionato nuovi studi per capire cosa stia accadendo alla popolazione.

Fracrán, San Vicente, Misiones, Argentina
Jesica Sheffer ha 11 anni. Da quando ne aveva 7 soffre di una malformazione ai tendini che le impedisce di mantenere una posizione eretta.

Il reportage, però, non è passato inosservato vincendo diversi premi come il Festival internacional de la imagen, in Messico, e si è piazzato al terzo posto del concorso POY Latam, nella categoria “Carolina Hidalgo Vivar el medio ambiente”. Ma l’omertà e la forza di una multinazionale del calibro della Monsanto sono nemici duri da sconfiggere, molto più potenti dell’evidenza e del dolore.

http://www.lifegate.it/

giovedì 5 novembre 2015

A Todi il primo centro ippico d’Italia con pavimentazioni in gomma da riciclo da Pneumatici Fuori Uso

Un'innovazione realizzata con 15 tonnellate di gomma riciclata: UISP ed Ecopneus insieme per garantire maggior comfort a cavalli e cavalieri e meno costi per i gestori, con una scelta amica dell'ambiente


2 novembre 2015 - Per la prima volta anche in Italia i cavalli potranno godere dei vantaggi del riciclo, passeggiando a trotto su gomma riciclata da pneumatici fuori uso. Apre così il primo centro ippico d'Italia riqualificato grazie ad un'innovativa pavimentazione realizzata con la gomma da riciclo dei Pneumatici Fuori Uso che aumenta il benessere degli animali, garantendo la possibilità di ridurre gli infortuni, riuscendo allo stesso tempo ad abbassare i costi di gestione e manutenzione per gli impianti equestri.
A realizzare il progetto assolutamente innovativo nel centro ippico "Tashunka" di Todi sono stati UISP - Unione Italiana Sport Per tutti - ed Ecopneus, la società senza scopo di lucro responsabile della gestione del 70% dei Pneumatici Fuori Uso in Italia, che oggi hanno inaugurato l'impianto alla presenza di Carlo Rossini, Sindaco di Todi; Andrea Caprini, Assessore allo Sport del Comune di Todi; Vincenzo Manco, Presidente nazionale UISP; Giovanni Corbetta, Direttore Ecopneus; Simone Pacciani, Vice Presidente nazionale UISP; Stefano Rumori, Presidente UISP Umbria; Fabrizio Forsoni, Presidente Lega Attività Equestri UISP; Francesco Porciello, Università Veterinaria di Perugia.
Per realizzare gli oltre 500 metri quadri di pavimentazioni del centro perugino sono state utilizzate circa 15 tonnellate di gomma riciclata, l'equivalente in peso di oltre 1.600 pneumatici da autovettura. Una quantità di materiale utile per realizzare superfici in grado di garantire sia il benessere dell'animale che una migliore gestione legata ai costi, alla pulizia e alla manutenzione. I tradizionali pavimenti "rigidi" in calcestruzzo sottopongono, infatti, gli arti degli animali ad una notevole sollecitazione tendinea-muscolare e sono inoltre solitamente scivolosi, con tutte le conseguenze anche economiche che ne derivano in termini di non corretta deambulazione dell'animale, stress e danni causati dalle cadute. Per i gestori, invece, l'utilizzo di questa soluzione consente di ridurre notevolmente, e in alcuni casi di eliminare del tutto, i costi per il materiale da lettiera normalmente utilizzato come truciolo o paglia. Inoltre, l'utilizzo di piastre di grandi dimensioni come quelle impiegate nel centro Tashunka permette di assorbire e compensare eventuali irregolarità del pavimento esistente, migliorando notevolmente la continuità e la qualità del fondo stesso.
Uno specifico progetto di ricerca dell'Università di Perugia, in collaborazione con UISP ed Ecopneus, analizzerà inoltre i benefici delle pavimentazioni in gomma da riciclo per la salute dell'animale, in particolar modo la minore incidenza delle patologie connesse alla silicosi e i miglioramenti nei disturbi alle articolazioni del cavallo.
Secondo Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus, "L'esperienza di Todi è un ulteriore passo avanti verso un sempre maggiore utilizzo della gomma da riciclo dei Pneumatici Fuori Uso nel mondo dello sport che, ad oggi, assorbe oltre il 40% della gomma da riciclo della filiera Ecopneus. Il recupero dei materiali è un settore su cui stiamo puntando molto, con un investimento in ricerca e sviluppo che dal 2011 ad oggi ha raggiunto i 14 milioni di euro, per consolidare i mercati esistenti e svilupparne di nuovi. Nel caso delle pavimentazioni in gomma riciclata per il mondo equestre ci sono realmente concreti vantaggi economici, ambientali e per la salute dell'animale, che ci fanno ben sperare per una loro ampia diffusione in tanti altri Centri equestri in tutta Italia".
"Grazie a questa e ad altre iniziative, in molteplici attività sportive e in varie città italiane, Uisp ed Ecopneus stanno dimostrando che lo sport e l'ambiente possono essere alleati e migliorare la vita delle persone - dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - L'impianto di Todi rappresenta un'assoluta novità in quanto concretizza la ricerca del benessere del cavallo, aspetto che caratterizza da sempre le attività equestri Uisp. Siamo per attività sostenibili e a basso impatto ambientale, sia per il cavallo, sia per il cavaliere. I campi di allenamento solitamente sono realizzati in sabbia, materiale che rilascia sostanze nocive che vengono respirate dal cavallo. Grazie alla gomma da riciclo questo problema viene superato brillantemente. Inoltre, si tratta di un materiale antitrauma per il cavallo che riduce la possibilità di infiammazioni tendinee".
Tecnicamente, nel campo di allenamento esterno dei cavalli di circa 70 mq, 5 tonnellate di granulo di gomma, fornite dall'azienda TerniEnergia di Nera Montoro (TR), sono state miscelate con sabbia per creare una superficie di 5cm di altezza. Nella struttura interna di 440mq, dove stazionano i cavalli, sono state invece impiegate 92 piastre prefabbricate in gomma riciclata di circa 1,5m x 3m di dimensione e 120 kg di peso ognuna, realizzate invece dall'azienda Ecoplus di Milano.


http://www.recyclingweb.it/